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Padova – I profughi abbandonati occupano il giardino dell’ex-scuola Gabelli

13 Apr

“Al Comune chiediamo l’apertura immediata del centro di accoglienza oppure entreremo da soli!”

Il 28 febbraio, dopo due anni di speculazioni ed un piano di accoglienza che non ha previsto alcuna vera inziativa di inserimento socio/economico, nonostante 1 miliardo e 300 milioni di euro stanziati, i profughi provenienti dalla Libia sono stati messi in strada con una buona uscita utile a sopravvivere poco più di qualche settimana.

In molti hanno cercato fortuna altrove, molti altri hanno scelto di provare ad inseirirsi a Padova, ma si sono ritrovati senza un tetto e sono stati temporaneamente ospitati nei locali dell’Associazione Razzismo Stop.

Lo scorso 22 marzo, con una richiesta sottoscritta da centinaia di associazioni, docenti, giuristi, singoli cittadini, abbiamo chiesto al Comune di Padova di far fronte a questa nuova drammatica emergenza, riaprendo temporaneamente le porte dell’ex scuola Gabelli, senza costi per l’amministrazione.

Molte associazioni si sono rese disponibili a gestire gratuitamente questo momento di transizione, per cercare di aiutare questi ragazzi, che vogliono inserirsi nel nostro territorio, a costruirsi un’opportunità.

Ma dopo oltre 20 giorni di attesa non abbiamo avuto nessuna risposta dall’amministrazione che, di fatto, ha abbandonato i profughi dalla Libia in una situazione di vera emergenza sociale.

Dare loro un posto dove stare è una scelta di dignità e giustizia, doverosa nei confronti di chi, dopo essere fuggito dalla guerra e dalle torture libiche, rischia di essere messo in “fuga” un’altra volta dalle nostre istituzioni.

Per questo siamo qui, all’interno del giardino dell’ex scuola Gabelli, chiedeno all’amministrazione di rompere il silenzio e di riaprire immediatamente le porte del centro di accoglienza.

Chiediamo a tutti di sostenere ancora questa nostra richiesta e l’inziativa dei rifugiati raggiungendo l’ex scuola Gabelli.

E invitiamo tutti domenica 14 aprile 2013
all’assemblea pubblica per il sostegno ai profughi
alle ore 17, nel giardino dell’ex scuola Gabelli, in via Giolitti, nel quartiere San Lazzaro a Padova

 

Annunci

Appello per una mobilitazione nazionale con i rifugiati

18 Feb

Costruiamo una coalizione per l’accoglienza degna. Mobilitiamoci in maniera permanente a partire dal prossimo 25 febbraio

Il prossimo 28 febbraio è prevista la fine della cosiddetta “Emergenza Nordafrica” e migliaia di rifugiati in tutta Italia rischiano di essere abbandonati una seconda volta.

Già nel corso di quest’ anno e mezzo trascorso dall’inizio del Piano di Accoglienza, infatti, sono stati lasciati soli dalla colpevole inerzia del Governo e di chi ha gestito l’accoglienza.
Strutture in condizioni indegne, senza acqua calda e riscaldamento, persone stipate in posti sovraffollati, disservizi e malaffari, come ci hanno raccontato i reportage dell’Espresso, di Repubblica e del New York Times, non sono però gli unici “scandali” di questa vicenda.

Salvo in qualche rara esperienza territoriale infatti, nessuna delle strutture di accoglienza ha costruito le condizioni minime perché i rifugiati provenienti dalla Libia avessero l’opportunità di rendersi autonomi, indipendenti ed inserirsi nei nostri territori. Niente corsi di formazione, nessuna traccia dell’inserimento lavorativo, zero inserimento abitativo.

Così, il circuito messo in piedi con l’Emergenza Nordafrica si appresta a dare prova del suo ennesimo fallimento consegnando alla strada migliaia di persone senza futuro.
Eppure il denaro non è mancato e le cifre fanno impallidire ogni retorica sulla scarsità di risorse: 1 miliardo e 300 milioni di euro, 46 euro a persona per ogni giorno di ospitalità, oltre 1.300 euro al mese per ogni profugo, una vera fortuna in denaro si è persa tra le pieghe di convenzioni e burocrazie, finita in tasca di albergatori e cooperative a copertura dei loro affari.

Come se non bastasse, il colpevole ritardo con cui il Governo ha disposto il rilascio dei permessi di soggiorno ha letteralmente ingabbiato i rifugiati: senza permesso, senza carta d’identità, senza titolo di viaggio (sostitutivo del passaporto), senza quindi poter scegliere di restare, di lavorare, oppure di ripartire verso altre mete.

Per questo, dopo questo anno e mezzo di mobilitazioni, di appelli e di attività di sostegno ai cosiddetti profughi, crediamo sia il momento di mobilitarci tutti insieme. Di mettere in campo una grande coalizione per i rifugiati. Una mobilitazione comune che dal prossimo 25 febbraio si riappropri di piazze, strade, spazi vuoti, università o scuole.

Perchè chi è fuggito dal conflitto in libia, perseguitato, minacciato, utilizzato come moneta di scambio dal dittatore Gheddafi, non sia costretto a mettersi in fuga una seconda volta, nell’ombra, dopo aver sperato che le democrazie europee sapessero dare prova di civiltà.

Chiediamo:
- la proroga dell’accoglienza oltre il 28 febbraio con risorse destinate all’inserimento abitativo dei rifugiati;
- la messa a disposizione di borse lavoro, fondi per la formazione, l’inserimento lavorativo e di somme adeguate per chi voglia raggiungere altre mete, anche attingendo dall’enorme quantità di denaro accumulata dagli enti gestori che non hanno mai messo in campo queste attività;
- l’immediato rilascio per TUTTI dei permessi di soggiorno, dei titoli di viaggio, delle carte d’identità.
- l’adozione di queste misure in maniera omogenera su tutto il territorio nazionale

Una questione di democrazia, dignità e giustizia.

- Tutte le notizie sul tema

Per aderire scrivi a redazione@meltingpot.org

Padova – Crisi, giustizia e diritti. Profughi: prima abbandonati poi arrestati. Quale giustizia?

18 Feb

Giovedì 21 febbraio, ore 21.00, cso Pedro, via Ticino 5, Padova

Dall’inferno libico alle carceri italiane, ancora una volta le emergenze sociali diventano questioni di ordine pubblico.
A Padova, a seguito delle contestazioni nel centro di accoglienza Casa a Colori, cinque profughi subsahariani sono stati arrestati con l’accusa di sequestro di persona, dopo essere fuggiti dalla dittatura libica, dopo che per un anno e mezzo l’Italia ha violato ogni protocollo sulle garanzie per i richiedenti asilo e rifugiati. Le democrazie europee vacillano di fronte alle istanze di accoglienza. La politica tace mentre la giustizia, quella dei tribunali, fa il suo corso e ci consegna ancora una volta l’attualità del rapporto distorto tra questioni sociali e legalità.

Lo spazio della crisi intensifica ancor di più questa spirale. In questo gioco di spinte tra ordine e volontà di trasformazione, tra norme e giustizia sociale, inserito in un contesto di compressione dei diritti senza precedenti, vogliamo affrontare questo inaggirabile nodo del nostro presente.

Ne discutiamo con:
Giovanni Palombarini, Magistratato
Pape Diaw, Portavoce della comunità senegalese di Firenze
Aurora D’Agostino, Avvocato del Foro di Padova
Luca Casarini, Globalproject
Nicola Grigion, Progetto Melting Pot Europa

Padova – Rifugiati, un futuro dopo il 31 Dicembre..

18 Dic

Iniziativa davanti al Comune di Padova ore 11 Giovedì 20 Dicembre

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IL 31 DICEMBRE CHIUDERANNO TUTTI I CENTRI DI ACCOGLIENZA PER I RIFUGIATI DALLA LIBIA: MOBILITIAMOCI PER TENERLI APERTI

L’identità presa a punti – Un articolo de Il Manifesto sulla vicenda dei rifugiati somali

15 Gen

IL DIRITTO DI ESISTERE NON È «SOPRAVVIVERE».
Sette rifugiati somali sono ospiti presso l’associazione Razzismo Stop di Padova perché nessuna istituzione vuole risolvere il loro caso. Hanno così dove dormire, mangiare e lavarsi ma non possono immaginare il loro futuro. Eppure basterebbe una ratifica formale di residenza in Italia

Sette giovani rifugiati. Somali in fuga dai Signori della guerra. Abbandonati al loro destino dalla giunta di centrosinistra. Da tempo, hanno segnalato la loro situazione al sindaco Flavio Zanonato e al prefetto Ennio Mario Sodano. Con loro, circa 200 padovani fra cui spiccano le firme del magistrato Giovanni Palombarini e del filosofo Umberto Curi. Niente da fare, almeno finora. Abdullah Ibrahim Abdirahaman, Beshir Othman, Salad Ibrahim, Mahamed Ahmed, Jimaale Maalin Mohamed, Mandi Ibrahim e Hassan Mohamed Ibrahim (tutti tra i ventiquattro e i quarantadue anni) sono ospiti di Razzismo Stop perché nessuna istituzione padovana vuole risolvere il loro caso.
«È un gruppo di rifugiati politici che ha ottenuto il riconoscimento dello status e il regolare permesso di soggiorno. Intorno al loro caso si è creata una vasta rete di solidarietà composta da associazioni e singoli cittadini. La loro situazione è nota agli uffici competenti, ma riteniamo che un incontro diretto rappresenti un segnale importante per iniziare un percorso condiviso che porti alla soluzione della vicenda», si legge nella lettera spedita a municipio e prefettura. In buona sostanza, ai sette somali basterebbe ottenere la ratifica formale della residenza in Italia. Indietro, ovviamente, non possono tornare. E per effetto della convenzione Dublino 2 non possono nemmeno più muoversi. Oltretutto, la vita quotidiana a Padova dipende esclusivamente dalla generosità di chi li nutre, lava loro la biancheria o fa lezione. Una «rete» indispensabile per sopravvivere, alla burocrazia come alle truffe sempre in agguato. Nel 2008, lasciati alla deriva di fronte alla costa siciliana, erano in una ventina. In fuga dalla guerra civile della Somalia attraverso l’Uganda o il Sudan. Hanno dovuto fare i conti con i gironi infernali dei campi libici. Prima di iniziare la trafila da richiedenti asilo. In primavera, sono arrivati a Padova dove gli sono stati sfilati 100 euro a testa in cambio di uno stanzone in uno stabile di periferia. Peccato che la casa appartenesse ad altri. Risultato: tutti di nuovo per strada. È Razzismo Stop che li ha sistemati nei locali della parrocchia di San Carlo, dove almeno hanno trovato una fila di brandine. Poi quei rifugiati sono diventati un caso aperto, tanto da testimoniare la loro odissea al liceo Tito Livio, all’istituto Scalcerle e al corso di diritti umani presso la facoltà di Scienze politiche. Finché è diventato inevitabile il trasloco in via Gradenigo, dove l’associazione – già convenzionata con il comune – può garantire l’ospitalità, in attesa di una sistemazione definitiva. E qui si è arenato tutto, come spiega bene Marzio Sturaro, 60 anni, insegnante in pensione e volontario a tempo pieno: «Razzismo Stop si è fatta pieno carico di questi rifugiati. Non chiediamo soldi, ma il riconoscimento della nostra attività quotidiana. Per questo, stiamo sollecitando un incontro con il sindaco. Fino a ora, non è successo nulla. Ci siamo anche rivolti all’Ufficio immigrazione e qualcuno è stato inserito nel sistema dell’assistenza sociale. Ma adesso bisogna risolvere il problema dei rifugiati che sono rimasti in via Gradenigo». Paradossalmente, Flavio Zanonato (in veste di vicepresidente dell’Anci e delegato all’immigrazione) ha recentemente elogiato – con tanto di lancio Ansa – il ruolo dei piccoli e medi comuni italiani. Commentando il Rapporto annuale 2009-2010 sul Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati scandiva: «Con la nostra attività viene applicato l’articolo 10 della Costituzione, e in ragione di ciò va rafforzata la via italiana all’integrazione che deve essere costruita a partire dalla valorizzazione delle comunità locali, nel rispetto del principio di sussidiarietà». È lo stesso sindaco che non ha tempo per i sette somali di Padova. O forse non vuole sedere allo stesso tavolo con chi non è perfettamente in sintonia con il suo modello di amministrazione. Razzismo Stop però ha deciso di non mollare. E incassa inattese partecipazioni a questa storia: cene di sostegno, inviti alle sagre di paese, prestazioni gratuite da parte di medici e avvocati. C’è Martina Morini, «la ragazza del bucato», che ha scelto di documentare con il video Qui non si vive né si muore la vita quotidiana in via Gradenigo. «È una storia emblematica. Da tutti i punti di vista. Ma anche la dimostrazione pratica di come il circuito virtuoso della Padova solidale abbia preso a cuore la condizione dei rifugiati politici. Per risolvere il caso basterebbe davvero poco: convincersi che l’anagrafe somala non esiste materialmente più e concedere d’ufficio la residenza. Non è un atto così impossibile» evidenzia Luca Bertolino, 36 anni, tra i fondatori di Razzismo Stop.
Intanto, i somali si arrangiano come possono. Fanno qualche lavoretto, dormono nello stesso stanzone che di giorno diventa «sportello» di assistenza ai migranti. Ogni due mesi l’ambasciata della Nigeria utilizza la sede come ufficio per smaltire le pratiche, e così i locali si affollano di oltre quattrocento persone. Del resto, via Gradenigo è anche la sede della squadra di cricket dello Sri Lanka, ha il punto internet ad accesso libero e offre l’uso della cucina. È qui che ha recitato Moni Ovadia, mentre gli studenti fanno stage qualificati e sei universitari sono impegnati nel tirocinio allo sportello. C’è anche una coppia di rom che dorme al piano terra: abitava in una casa occupata ma è stata cacciata.
Nicola Grigion, 33 anni, che cura il sito www.meltingpot.org, ricorda: «Una volta si poteva ottenere la residenza perfino in una roulotte. Oggi con il pacchetto sicurezza di Maroni è cambiato tutto: ci sono standard precisi e i comuni possono controllare. Il risultato è che alle tante difficoltà materiali si sono aggiunte anche le angherie burocratiche. Tutti sanno dove vivono i rifugiati somali, eppure non si riesce a ottenere la residenza che serve per avere il medico di base e molto altro ancora».
Salad vorrebbe sposarsi con una ragazza conosciuta in Svezia, dove stava più che bene prima di venir «respinto» in Italia. Ma per pronunciare il «sì» è assolutamente indispensabile il certificato di stato libero fornito dalla Somalia, che però dal 2007 è stata ridotta a poco più di un’espressione geografica dalle «pacificazioni» attuate da Corti islamiche, truppe etiopi ed esercito Usa. Un altro paio di rifugiati vorrebbe chiedere il ricongiungimento con la moglie ammalata e la madre. In queste condizioni diventa un delirio burocratico, aggravato dai circuiti internazionali delle diplomazie senza tempo.
Il solito enorme albero di Natale svetta di fronte al municipio, tradizione utile a incentivare lo shopping in centro storico. Dalla balaustra di palazzo Moroni giganteggia l’impegno per la libertà di Sakineh, simbolo dei diritti umani che stanno a cuore alla consigliera delegata Milvia Boselli del Pd. È così difficile regalare sette carte d’identità ai rifugiati politici di Padova?

Fonte: Sebastiano Canetta, Ernesto Milanesi – il manifesto Venerdì 07 Gennaio
Scarica l’articolo originale

Con i rifugiati somali

17 Mag

Mercoledi’ 19 maggio presso l’aula B2 a Ca’ Borin, in via del Santo 22, alle 17 C.U.I. (Cittadini Uniti per l’Integrazione) presenta una serata di incontro per parlare del problema dei rifugiati somali:
Durante la serata avremo:
-Le testimonianze dirette dei rifugiati
-La situazione dal punto di vista del diritto interno ed internazionale.

Continuera’ la raccolta adesioni a sostegno dei ragazzi e lo scambio di informazioni tra le associazioni presenti
Evento e’ organizzato in collaborazione con Razzismo Stop.

-Introduce e modera Paolo de Stefani, Università di Padova, Facoltà di Scienze Politiche
-Proiezione del video sulla storia dei ragazzi somali a Padova
– Intervengono Raffaele Masto giornalista di Radio Popolare e Nicola Grigion del progetto Melting pot Europa

Qui si puo’ scaricare la locandina

Padova – Continua la mobilitazione con i rifugiati somali

28 Apr

Continua la mobilitazione con i rifugiati somali.
La sede dell’Associazione Razzismo Stop si è trasformata in un laboratorio concreto di accoglienza per i giovani rifugiati somali che vi hanno trovato accoglienza.
A partire dal protagonismo attivo di giovani studenti, insegnanti, cittadini si è instaurato una rete reale di solidarietà.
La parte di sede messa a disposizione nei locali di Via Gradenigo, giorno dopo giorno, si sta attrezzando per ospitare al meglio i rifugiati e provvedere ai Corsi di italiano,a attrezzare una cucina etc …
Intanto la raccolta di firme per richiedere un incontro con il Sindaco e il Prefetto è stata sottoscritta da molti medici, avvocati, insegnanti, professori etc .. dimostrando una sensibilità generalizzata sulla vicenda.
Sabato 24 aprile la richiesta è stata ufficialmente presentata in Comune e adesso si aspetta una risposta.
Continuano le iniziative per raccogliere fondi e materiali, informare e coinvolgere la città.
Prossimi appuntamenti
Mercoledì 28 aprile:
– in mattinata incontro con i rifugiati presso il Liceo Classico Tito Livio
– alle ore 19.00 in Via Gradenigo 8 Assemblea della rete di solidarietà con i rifugiati somali
Domenica 2 maggio
Presenza dei rifugiati somali alla giornata della Polisportiva San Precario presso CSO Pedro
Martedì 4 maggio
Cena somala al patronato del Tempio della pace, per prenotazioni mail: solidarietasomalipd@libero.it o sms al 3295335223
Scarica la locandina
Mercoledì 5 maggio
in mattinata incontro con i rifugiati presso Istituto Scarcerle
Domenica 9 maggio
Serata al Banale

Ogni giorno in Via Gradenigo 8 dalle 18.00 alle 20.00 si raccolgono i materiali di solidarietà: materassi, fornelli con bombole, cibo confezionato, vestiti da uomo, scarpe dal 41 al 43, cartaigienica, sapone, shampoo.
Per contatti mail solidarietasomalipd@libero.it o al 3295335223

Di seguito la lettera presentata in Comune e le firme finora raccolte:

Egr. Sig. Sindaco di Padova
Flavio Zanonato
Egr. Sig. Prefetto di Padova
Ennio Mario Sodano
Noi sottoscritti, firmatari della presente istanza,
chiediamo
alla S.V. di incontrarVi personalmente per avviare un percorso che porti ad una soluzione positiva la vicenda dei giovani ragazzi somali che si trovano nella nostra città.
Si tratta di un gruppo di rifugiati politici che hanno ottenuto il riconoscimento dello status di rifugiato e sono in possesso di regolare permesso di soggiorno.
Come Voi ben saprete, le loro vicissitudini nella nostra città sono state molto travagliate. Attualmente
sono alloggiati nella sede dell’Associazione Razzismo Stop in Via Gradenigo 8: luogo che, come in altre occasioni, si è dimostrato uno spazio reale in città per concretizzare la possibilità di accoglienza in casi di emergenza.
Intorno al loro caso si è creata una vasta rete di solidarietà composta da associazioni e singoli cittadini.
La loro situazione è nota agli uffici competenti, ma riteniamo che un incontro diretto con Voi rappresenti un segnale importante per iniziare un percorso condiviso che porti alla soluzione di questa vicenda all’interno di un allargamento dei percorsi di solidarietà ed accoglienza nella nostra città.
In attesa della Vs cortese risposta, porgiamo i nostri migliori saluti.

SOTTOSCRIZIONI
PROGETTO Melting pot Europa
ASSOCIAZIONE Razzismo stop
ASSOCIAZIONE Ya basta
CESP Centro Studi per la Scuola Pubblica di Padova
COMITATO genitori ed Insegnanti per la Scuola Pubblica di Padova e provincia
COBAS Scuola Padova
ASSOCIAZIONE DIFESA LAVORATORI
FRATELLI DELL’UOMO Veneto
OPERA NOMADI
Coordinamento Nessuno è illegale
AlTRAGRICOLTURA Nordest
Circolo ACLI “Thony Steve”
Leonardo Arnau Avvocato
Giovanni Palombarini Magistrato
Giorgio Capuzzo Ingegnere
Carlo Cappellari Avvocato
Flavio Busonera Medico
Paolo Berti Avvocato
Matteo Righetto Insegnante
Prof. Umberto Curi
Luca Livio Pediatra emergency
Marco Ferrero Avvocato
Lucia Selli Veterinario
Maurizio Borsatto Medico
Marco Paggi Avvocato
Dino Sgarabotto medico
Rosalia Toller Insegnante
Carlo Giaquinto Medico
Daniela Boscolo Rizzo Avvocato
Alessandro Capuzzo Avvocato
Martina Meneghello Avvocato
Loredana Semperlotti Insegnante
Marco Cinetto Avvocato
Roberto Marinello Pediatra
Giuseppe Turuddu Sindacalista
Annamaria Alberghetti Avvocato
Barbara Gasparini Avvocato
Chiara Bubola Insegnante
Ettore Squillace Avvocato
Monica Zorzetto Operatore di strada
Vincenzo Predonzan Operatori di strada
Giacomo Gagliardo Imprenditore
Marco Crimi Avvocato
Carlo Pettenello Insegnante
Sarah Zilio Insegnante
Aurora D’Agostino Avvocato
Laura Satin Insegnante
Pervinca Rizzo Ginecologa
Giancarlo Previati Attore
Prof.ssa Alisi Dal Re
Stefania Sguero Assistente sociale
Giuseppe Zambon Insegnante
Emanuela Pezzolato Impiegata
Anna Maria Tormene Ginecologa
Simone Del Puglia Insegnante
Dott.ssa Giulia Riondato Avvocato
Stefano Marconato Insegnante
Francesco Palermo Medico di medicina generale
Nicoletta Belli Insegnante
Bozza Gianni Attrice
Prof. Piero Cosi Ricercatore cnr
Villano Gianmarco Assegnista unipd
Cinzia Ghidini Insegnante
Sara Paterniani Avvocato
Narciso Galzignato Insegnante
Anna Bonivento Medico
Barbara Capaccioli dipendente unipd
Catia Costanzo Boschiero Ginecologa
Walter Paschetto Insegnante
Marina Infantolino Avvocato
Galeazzo Maurizio Insegnante
Proff.ssa Ornella Gia
Giacomo Spagnolo Musicista
Laura Miserendino Insegnante
Giovanna Berti Avvocato
Federica Bano Insegnante
Paolo Perisi Medico
Mauro Menandro Insegnante
Barbara Gasparini Avvocato
Massimo Pontarin Tecnico sanitario
Luigina Zandarin Insegnante
Prof.ssa Paola Dilani
Martella Donatella dipendente unipd
Paolo Mazzon Insegnante
MariaLuisa Furlan Funzionario unipd
Sciandra Andrea dottorando di ricerca
Squitieri Alberto Insegnante
Maurizio Peggion Insegnante
Lucia G. Rossi Insegnante
Enrico Prisco Insegnante
Chiara de Besi Impiegata
Andrea Cinetto Medico anestesista
Colmagro Rosana Insegnante
Ugo Funghi Avvocato
Gian Pietro Chiaro Insegnante
Roberto L’Erario Medico
Prof. Francesco Morari
Gianni Marin dipendente unipd
Erica Taffara Attrice
Sandra Milan Insegnante
Luigi Bartolomei Medico
Ana Garcia Gomez Avvocato
Sofia Todeschini Aassistente sanitario
Luca Di Lorenzo (Cinema 1)
Luisa Macor Chirurgo
Laura Drigo dipendente unipd
Carmine Alba Insegnante
Marinelli Laura
Simonetta Marin dipendente unipd
Bottacin Tiberio Insegnante
Paola Gamba Grafica
Patrizia Longo Medico di medicina generale
Annamaria Zanetti Insegnante
Luciana Roma di Teatrocontinuo
Giovanni Curi
Giulia Perin Avvocato
E. Piller Pulcher Insegnante
Grazia Mandruzzato Attrice
Maria Sanavio Terapista
Riccardo Baroni Avvocato
Alessandro Punzo Insegnante
Stefano Di Gennaro Avvocato
Umberto Zecchin Insegnante
Mila Masciadri Avvocato
Dario Facchin Impiegato
Maria Luisa Coltro Insegnante
Zilio dr. Gastone MMG Monselice
Carlo Salmaso Insegnante
Tiziano Piva Insegnante
Gomito Silvio infermiere
Zerbetto Beatrice infermiere
Ferraro Maria Angela infermiere
Selmin Francesca infermiere
Marchi Francesca infermiere
Pittino Monica infermiere
Bottin Alessandra infermiere
Maria Antonietta Ponchia infermiere
Marzia Gallinaro artista
Gabriele D’Agaro artista
Cristina Minoja A.p.s. Abracalam
Roberto Caruso A.p.s. Abracalam
Monica Rocco artista
Fabia Ghenzovic
Orsola Silvestrini insegnante
Francesca Helm ricercatrice universitaria
Mirco Bortolato pensionato unipd

Diritto d’asilo per i rifugiati somali – Cena di solidarietà

26 Apr

Martedì 4 maggio ore 20 si terrà a Padova una cena di solidarietà con i rifugiati somali ospiti
nella sede di Razzismo Stop. La cena, che prevede un menù a base di specialità somale preparato dalla Comunità Somala di Padova, si terrà presso il patronato del Tempio della Pace in Via Tommaseo 47.
Il ricavato della cena servirà a supportare i rifugiati e tutte le
iniziative di solidarietà a loro sostegno.
Per prenotare manda una mail a solidarietasomalipd@libero.it o un sms al
3295335223

Diritto d’asilo per i rifugiati somali – Una lettera per richiedere l’incontro con prefetto e sindaco

18 Apr

Come deciso dall’assemblea pubblica tenutasi mercoledì scorso, è stata stilata una lettera per richiedere un incontro ufficiale con il sindaco Flavio Zanonato e con il prefetto di Padova Ennio Mario Sodano per poter trovare una soluzione alla difficile situazione in cui si trovano i 17 ragazzi somali richiedenti asilo, ragazzi ospitati al momento nella sede di Razzismo Stop in Via Gradenigo. Affinché la lettera abbia più forza possibile è necessario che le adesioni siano molte, per questo la rendiamo disponibile su questo blog così che ognuno possa stamparla, diffonderla e farla firmare a più gente possibile. Il testo della lettera è riportato di seguito e una versione stampabile può essere scaricata qui.
E’ possibile scaricare la locandina per far conoscere la situazione dei 17 rifugiati somali a questo link.
Ricordiamo che per la consegna delle firme e anche per ogni altro aiuto, ogni giorno dalle 18 alle 20 è possibile passare presso la sede di Razzismo Stop in Via Gradenigo 8.
C’è bisogno della solidarietà e del protagonismo di tutti.
Ecco il testo della lettera da far firmare.

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Egr. Sig. Sindaco di Padova
Flavio Zanonato
Egr. Sig. Prefetto di Padova
Ennio Mario Sodano

Noi sottoscritti, firmatari della presente istanza,
chiediamo
alla S.V. di incontrarVi personalmente per avviare un percorso che porti ad una soluzione positiva la vicenda dei giovani ragazzi somali che si trovano nella nostra città.
Si tratta di un gruppo di rifugiati politici che hanno ottenuto il riconoscimento dello status di rifugiato e sono in possesso di regolare permesso di soggiorno.
Come Voi ben saprete, le loro vicissitudini nella nostra città sono state molto travagliate. Attualmente
sono alloggiati nella sede dell’Associazione Razzismo Stop in Via Gradenigo 8: luogo che, come in altre occasioni, si è dimostrato uno spazio reale in città per concretizzare la possibilità di accoglienza in casi di emergenza.
Intorno al loro caso si è creata una vasta rete di solidarietà composta da associazioni e singoli cittadini.
La loro situazione è nota agli uffici competenti, ma riteniamo che un incontro diretto con Voi rappresenti un segnale importante per iniziare un percorso condiviso che porti alla soluzione di questa vicenda all’interno di un allargamento dei percorsi di solidarietà ed accoglienza nella nostra città.
In attesa della Vs cortese risposta, porgiamo i nostri migliori saluti.

SOTTOSCRIZIONI

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Diritto d’asilo per i rifugiati somali – Report sull’assemblea

15 Apr

Si è tenuta mercoledì 14 l’assemblea pubblica per far conoscere alla città la situazione dei 17 rifugiati somali.
L’incontro ha visto la partecipazione di molti.
All’inizio Luca Bertolino dell’Associazione Razzismo Stop ha spiegato la situazione che ha portato i ragazzi somali ad essere ospitati presso la sede in Via Gradenigo e la necessità di coinvolgere la città nella solidarietà.
Solo con l’impegno di molti si potrà cercare di garantire subito le prime necessità materiali per rendere dignitosa l’accoglienza insieme al fatto di creare una campagna di informazione sulla storia di questi ragazzi.
Per quanto riguarda l’Amministrazione comunale la proposta è stata quella di chiedere un incontro con il sindaco attraverso una richiesta firmata da più persone possibile in città per avviare un percorso che porti alla soluzione positiva del problema.

I rappresentanti della Comunità Somala hanno raccontato le difficoltà che si riscontrano in generale per i rifugiati e come finora sulla vicenda dei ragazzi non ci sia stata una risposta concreta. La Comunità ci tiene ad appoggiare questi ragazzi contribuendo alle iniziative di solidarietà.

Una cittadina italo-somala, Cadigia, si è resa disponibile ad organizzare cene con piatti somali per raccogliere fondi.

Un esponente dell’Associazone Cui che ha giustamente sottolineato come si tratta di coinvolgere il mondo universitario, impegnandosi a coinvolgere la Facoltà di Scienze Politiche.

Alcuni insegnanti che si sono impegnati a verificare con i loro colleghi la possibilità di far intervenire i ragazzi somali nelle scuole, mentre alcuni medici si sono proposti di verificare la situazione sanitaria dei ragazzi.

Vincenzo dell’Associazione Famiglie ha raccontato quanto sia difficile la situazione dell’accoglienza in città.

Gianna Tirondola dell’Assopace ha sottolineato l’importanza di coinvolgere nella solidarietà attiva la città e coinvolgere l’Amministrazione per una soluzione definitiva.

Sebastian, studente universitario raccogliendo l’invito a coinvolgere il mondo universitario a proposto di continuare con le iniziative di informazione.

Alla conclusione di questo primo giro di interventi sono intervenuti i ragazzi somali i quali hanno ringraziato tutti i presenti e hanno spiegato i motivi della loro situazione.

Le proposte avanzate dall’assemblea:

PER MIGLIORARE LA SISTEMAZIONE IN VIA GRADENIGO
Lanciare una campagna di raccolta materiali con una locandina, dei volantini.
Fare dei turni per garantire il ricevimento dei materiali ogni giorno dalle 18.00 alle 20.00
Coinvolgere più gente possibile.
Attivare la raccolta fondi anche attraverso le cene somale da organizzare in più posti della città.
Attivare subito dei Corsi di italiano per i ragazzi.
Aiutarli a compilare i loro curriculum per cercare lavoro.

INCONTRO CON IL SINDACO
Scrivere una richiesta ufficiale di incontro con il sindaco da far firmare a più associazioni, cittadini, esponenti politici e sociali. Presentare la richiesta di incontro in forma pubblica tra circa una settimana, dieci giorni.
C’è bisogno di far circolare al massimo la richiesta.

INFORMAZIONE
Fare banchetti e volantinaggi in città in punti diversi per coinvolgere più situazioni.
Vedere la possibilità di interventi informativi in Università e nelle scuole
PRIMO APPUNTAMENTO SABATO 17 APRILE ore 10.30 in Piazza delle Erbe.
Fare delle video interviste ai ragazzi in modo da metterle in rete e in giro ..
Creare una mailing list per scambiarsi le idee e gli appuntamenti.
Per info solidarietasomalipd@libero.it – 3295335223

Scarica e diffondi la locandina