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Padova – Gli sfrattati occupano una palazzina vuota da anni

16 Mag

Tra l’ineriza dell’amministrazione e la speculazione dei privati gli sfrattati scelgono di occupare uno stabile abbandonato

Due nuclei familiari sfrattati, una famiglia che per la nona volta andava incontro ad un tentativo di sgombero forzato, ed un palazzo abbandonato da oltre tre anni al degrado dalla Fondazione Mioni, ente in mano alla Banca Popolare ed all’Ipab di Vicenza (commissariato dalla Regione Veneto).

Questo fino a ieri. Perché da oggi questo palazzo colpevolmente lasciato vuoto diventerà la nuova casa di queste tre famiglie.

Secondo l’Ance (Associazione Costruttori Edili Padovani) tra città e Provincia sono oltre 40.000 gli alloggi sfitti; migliaia di questi sono in mano alla speculazione finanziaria, a grandi gruppi e fondazioni, mentre si continua a costruire divorando inutilmente il territorio.

In tutta Italia 650 mila sono le famiglie in lista d’attesa per un alloggio pubblico mentre oltre 5 milioni di alloggi non sono utilizzati, 88 mila  (il 7,5% del totale) sarebbero immediatamente disponibili per far fronte all’emergenza

Di contro, migliaia di persone sono soggette a procedura di sfratto o di pignoramento, (70 mila famiglie solo nel 2012) non più in grado di corrispondere il canone d’affitto o la rata del mutuo, dopo aver perso il lavoro o perché costetti a contratti precari.

Contemporaneamente la disponibilità di case pubbliche va riducendosi, svendute nel mercato privato dall’Ater, attenta a produrre profitti piuttosto che ai bisogni dei cittadini. Allo stesso tempo, da due anni il Comune non pubblica le graduatorie per l’assegnazione degli alloggi ERP che intanto rimangono vuoti, mentre per chi è sotto sfratto le risposte sono sempre più rarefatte, in mancanza di politiche abitative lungimiranti ed adeguate ad una crisi che colpisce sempre più a fondo.

Di questa realtà sono state vittime anche la famiglia di Benedetta e Victor, con quattro figli, quella di Fatimo e Richard, con due, ed una coppia di cugini: dagli uffici comunali nessuna risposta dopo mesi di sollecitazioni, un’inerzia che ha prodotto per loro, così come per i proprietari, una situazione insostenibile.

Per questo abbiamo riaperto lo stabile di via Trieste, per esercitare quel diritto fondamentale all’abitazione sancito dalle carte internazionali che questo Paese ed i suoi enti locali non riescono più a garantire, ostaggi volontari delle politiche dall’alto dell’Europa della Troika, politiche che contesteremo insieme a tanti altri con la coalizione italiana verso Bockupy Franfurt partecipando alle giornate di fine maggio a Francoforte.

Non chiamateci abusivi, siamo famiglie che come altre sono state ridotte sul lastrico dalla crisi e che hanno scelto di rispondere a questa condizione riconquistandosi un diritto legittimo, invece di abbandonarsi alla disperazione come accaduto anche di recente a Ragusa.

Da qui rivolgiamo un appello a tutte le altre famiglie colpite da sfratto o pignoramento ed alle associazioni che si occupano del problema della precarietà abitativa, per dare vita insieme già il prossimo sabato 18 maggio, alle ore 16.00, nello stabile riassegnato di via Trieste 8, ad una assemblea che riapra in città un percorso comune per affrontare dal basso questo inaggirabile problema.

Rete anti sfratto Padova e Provincia

 

Padova – Bloccati due sfratti

20 Feb

Attivisti di Razzismo Stop, Adl Cobas e Cso Pedro bloccano due sfratti nel quartiere Arcella.

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Questa mattina, decine di attivisti di Adl Cobas, Cso Pedro e Razzismo Stop, insieme a tante famiglie e semplici cittadini, hanno scelto di essere presenti davanti alle porte di due abitazioni: entrambe nel quartiere Arcella, entrambe di nuclei familiari che, come tantissimi a Padova, sono stati colpiti da provvedimenti di sfratto esecutivo, a causa di morosità legate all’impossibilità di pagare l’ affitto.

Le storie del sig. Bruscagin, pensionato padovano da più di 30 anni residente in via Pizzolo e con difficoltà a pagare i ratei e quella di Ramdane, cittadino di origine algerine, residente in Veneto da più di 10 anni che, dopo aver perso il lavoro nel 2010, non ha più trovato un’occupazione stabile, hanno tanti punti in comune.

E’ infatti la stessa storia di chi in questi anni a causa della crisi ha perso il lavoro e non è riuscito più ad essere in regola con i pagamenti. Di chi si è rivolto ai servizi sociali e all’ufficio casa del Comune e non ha avuto risposte chiare e certe sul proprio futuro. Di chi non ce la fa più a vivere in alloggi fatiscenti e pagare ciononostante affitti e spese insostenibili.

Ramdane per esempio vive in un garage adibito ad abitazione, l’ affitto sul contratto era convenuto in 100 euro mensili ma lui, che vive insieme a suo cugino, anche lui ex lavoratore presso i magazzini Alì, in realtà pagava in più una quota in nero senza regolare ricevuta.

Questa è solo una delle decine e decine di situazioni che abbiamo avuto modo di scoprire tramite i nostri sportelli e che ogni giorno continuiamo a incontrare.

Le famiglie sono lasciate spesso ad aspettare un intervento che non arriverà mai, un aiuto da chi dovrebbe garantire che i problemi sociali non vengano risolti con l’ utilizzo della forza pubblica, come paventato questa mattina. Sono in tantissimi che quando si rivolgono allo sportello dell’ ufficio casa, come risposta si sentono dire che non ci sono case, che al “primo accesso non succede niente”, di ritornare quando arriva la notifica dello sfratto esecutivo.

Queste modalità, non sono accettabili. Mentre l’ Ater mette in vendita le case, mentre centinaia di alloggi in questa città rimangono sfitti, mentre le graduatorie dell’ assegnazione degli alloggi pubblici rimangono ferme, tantissime famiglie rischiano di finire per strada.

Ma oggi grazie al presenza degli attivisti, degli amici e parenti siamo riusciti a bloccare entrambi gli sfratti e a rinviarli di 2 mesi.

Nessuno deve finire per strada; è quello che sempre diciamo.

Ma diciamo anche che siamo stufi di questo immobilismo, di questa politica che a forza di mettere toppe su toppe, riesce solo a spostare i problemi più in avanti, senza risolverli.

L’ intervento sulle politiche abitative, deve essere preciso, regolare e continuativo, mettendo a disposizione per tutti, case e fondi per sanare le morosità.

Il diritto all’abitare, nella crisi e contro la crisi, è uno dei punti cardine da cui partire per creare diritti e rivendicare dignità.

Lunedì 25 Febbraio ci sarà il sesto accesso a casa di Fatimo, sfratto che abbiamo già bloccato diverse volte. I requisiti richiesti per avere una casa popolare ci sono. E’ il momento di fare le cose. Noi comunque, come oggi, saremo lì in tanti, a dire, ancora una volta, che nessuno va per strada.

Il video della giornata

Adl Cobas, Razzismo Stop, Cso Pedro

Padova – #nosfrattoday. Rinviato lo sfratto di Fatimo

29 Nov

Padova, via Curiel, Quartiere Pescarotto/Stanga. Già nella notte l’appartamento è presidiato dagli attivisti dell’Associazione Razzismo Stop. Prima dell’alba, dalle ore 6.00 arrivano sul posto anche gli attivisti del Cso Pedro e dell’ADL Cobas, insieme ad altri cittadini colpiti da provvedimento di sfratto.

A difendere la casa di Fatimo, Richard e dei loro figli di tre e otto anni sottoposti al 5° tentativo di sgombero ci sono così oltre 60 persone.

Le ultime proposte dal Comune di Padova, che da mesi è informato della situazione, arrivano nelle prime ore del mattino: sistemazione provvisoria della famiglia in una casa di accoglienza per 4 giorni. Inaccettabile!.

L’Ufficio Casa invece già nella mattinata del giorno precedente aveva comunicato la decisione negativa della Commissione per la valutazione dei casi di emergenza con motivazioni approssimative e poco chiare.

Secondo il Comune la situazione di Fatimo e Richard non sarebbe chiara. Fatimo, titolare di un permesso umanitario con scadenza nel 2013, Richard, con permesso di soggiorno per lavoro subordinato con validità di un anno per cui è in corso la procedura di rinnovo, non avrebbero diritto ad essere assistiti. Eppure Richard, nonostante la crisi, ha firmato da due mesi un lavoro a chiamata da cui riesce a ricavare, pur lavorando oltre le normali 8 ore al giorno, solamente 500 euro al mese.

La realtà? Il Comune non ha soluzioni e l’assenza da anni di politiche abitative adeguate comincia piano piano a diventare una vera e propria emergenza anche quando si tratta di far fronte alle situazioni urgenti che fino a poco fa trovavano comunque uno sbocco.

La situazione generale degli sfratti è drammatica, il numero è in continuo aumento, mentre l’ipotesi di una oratoria sugli sfratti e i pignoramenti (così come è avvenuto in Spagna) sembra lontana.

Intorno alle ore 8 arrivavano sul luogo i primi agenti della Questura mentre il proprietario, in passato protagonista di una aggressione contro Fatimo, si aggira per le vie limitrofe in attesa dell’Ufficiale Giudiziario, determinato a rientrare oggi in possesso dell’alloggio. Pretende di esercitare il suo diritto di proprietà dopo aver calpestato i diritti di una famiglia “estorcendo” 400 euro mensili per un alloggio indegno di forse 30 mq con arredamento fatiscente, muffa ed infiltrazioni. I diritti degli inquilini ad avere un alloggio in condizioni decorose non valgono mai in questi casi.

L’Ufficiale Giudiziario arriva poco dopo le 9.00. Il presidio è ancor più numeroso di prima e la decisione arriva dopo un colloquio con le Forze dell’Ordine: non ci sono le condizioni per eseguire lo sfratto che viene rinviato al 25 febbraio 2013.

Grazie alla mobilitazione di oggi ci sono ancora 3 mesi per trovare una soluzione

Ora il Comune di Padova non ha più scuse. Il tempo per dare risposte c’è

Intanto, nessuno in strada!

 

 

Il video dell’ iniziativa

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Le foto dell’ iniziativa

Padova – No sfratto day 29 Novembre

27 Nov
Giovedì 29 novembre 2012 Fatimo e richard ed i loro due figli di tre e 8 anni subiranno l'ennesimo tentativo di sgombero della loro abitazione.
Non pagano l'affitto da tempo perché colpiti dalla cris.
Il loro proprietario di casa si è in passato arrogato il diritto di aggredire violentemente Fatima.
Il comune finora ha proposto per loro una soluzione inaccettabile:
madre e figli in una casa di accoglienza e nessuna sistemazione per il marito.
Per questo giovedì 29 novembre saremo con loro, per difendere la loro abitazione dalle ore 6.00.
RAZZISMO STOP
ADL COBAS
CSO PEDRO

Padova – La denuncia di Razzismo Stop: Il Consigliere razzista affitta le stanze in nero agli stranieri

4 Feb

Dopo le dichiarazioni razziste contro i Rom le percosse di Aliprandi ad una cittadina italiana di origine eritrea.

«Sti rom mi fanno proprio vomitare, quando vedo quello che fa lo storpio e che in stazione cammina normalmente vorrei prenderlo a calci». Aveva esordito così il Consigliere Comunale di Padova Vittorio Aliprandi lo scorso dicembre; prima tra una lunga sequenza di dichiarazioni ed episodi che lo hanno visto protagonista. Dalle dichiarazioni contro i Rom a quelle omofobe (“meglio fascista che frocio”) fino al maltrattamento dei cavalli all’interno dell’agriturismo di sua proprietà a Bagnoli, nella Bassa padovana.

Nel bel mezzo della tempesta che in Veneto, in questi giorni, sta investendo i “paladini dell abuona amministrazione e gli amici del popolo veneto” in uno scandalo di tangenti ed appalti guidati, l’Associazione Razzismo Stop ha sollevato il caso grazie ad una segnalazione di una cittadina italiana di origini eritree che insieme ad altre cinque persone, italiane e straniere, viveva da un anno e mezzo nelle stanze (tugurio) di proprietà di Aliprandi.

Lei, insieme alla figlia sedicenne, occupava una stanza di pochi metri pagando 220 euro al mese. Secondo Aliprandi esistono le fatture dei pagamenti come previsto dalla normativa speciale per gli agriturismi ma delle ricevute non c’è traccia nelle mani della signora che ovviamente avrebbe tutto l’interesse a mostrarle se esistessero (visto che Aliprandi le contesta il mancato pagamento).
Ciò che è poi successo è ancora più grave. Quando emerse lo scandalo sul maltrattamento dei cavalli vi furono numerosi controlli così il consigliere ex-leghista, preso dalla paura, inizò a chiedere agli inquilini di abbandonare le stanze. La signora con figlia è l’unica che ha scelto di restare ed Aliprandi, insieme al figlio, ha approfittato di una sua improvvisa assenza per chiudere le porte e “buttare fuori” dalla stanza gli oggetti personali delle due. Nella giornata di ieri poi l’affronto, le percosse, la violenza su Maria Venturini.

La donna, racconta la sua storia con amarezza e rabbia. “Davo ad Aliprandi 225 euro al mese più spese e non ho mai visto una ricevuta. Poi all’improvviso ha deciso che ce ne dovevamo andare. E non solo mi ha percosso. Ma, approfittando della mia assenza nei giorni scorsi, ha preso le mie cose e le ha inviate ad un deposito”.

Aliprandi nel pomeriggio ha poi diffuso un comunicato stampa che sembra un difficile tentativo di arrampicarsi sugli specchi. Secondo il consigliere infatti lo “sgombero” sarebbe avvenuto perché due nomadi si sarebbero intrufolate all’interno del suo agriturismo chiuso e procederà con una denuncia per violazione di domicilio, facendo intendere di non conoscere le due donne.

La denuncia di Razzismo Stop è secca: “Aliprandi ha già fatto molti danni con le sue parole ma evidentemente non bastava e si è anche scagliato contro una donna e sua figlia su cui ha lucrato in questo ultimo anno e mezzo”.

www.meltingpot.org