Archivio | febbraio, 2013

Padova – Bloccati due sfratti

20 Feb

Attivisti di Razzismo Stop, Adl Cobas e Cso Pedro bloccano due sfratti nel quartiere Arcella.

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Questa mattina, decine di attivisti di Adl Cobas, Cso Pedro e Razzismo Stop, insieme a tante famiglie e semplici cittadini, hanno scelto di essere presenti davanti alle porte di due abitazioni: entrambe nel quartiere Arcella, entrambe di nuclei familiari che, come tantissimi a Padova, sono stati colpiti da provvedimenti di sfratto esecutivo, a causa di morosità legate all’impossibilità di pagare l’ affitto.

Le storie del sig. Bruscagin, pensionato padovano da più di 30 anni residente in via Pizzolo e con difficoltà a pagare i ratei e quella di Ramdane, cittadino di origine algerine, residente in Veneto da più di 10 anni che, dopo aver perso il lavoro nel 2010, non ha più trovato un’occupazione stabile, hanno tanti punti in comune.

E’ infatti la stessa storia di chi in questi anni a causa della crisi ha perso il lavoro e non è riuscito più ad essere in regola con i pagamenti. Di chi si è rivolto ai servizi sociali e all’ufficio casa del Comune e non ha avuto risposte chiare e certe sul proprio futuro. Di chi non ce la fa più a vivere in alloggi fatiscenti e pagare ciononostante affitti e spese insostenibili.

Ramdane per esempio vive in un garage adibito ad abitazione, l’ affitto sul contratto era convenuto in 100 euro mensili ma lui, che vive insieme a suo cugino, anche lui ex lavoratore presso i magazzini Alì, in realtà pagava in più una quota in nero senza regolare ricevuta.

Questa è solo una delle decine e decine di situazioni che abbiamo avuto modo di scoprire tramite i nostri sportelli e che ogni giorno continuiamo a incontrare.

Le famiglie sono lasciate spesso ad aspettare un intervento che non arriverà mai, un aiuto da chi dovrebbe garantire che i problemi sociali non vengano risolti con l’ utilizzo della forza pubblica, come paventato questa mattina. Sono in tantissimi che quando si rivolgono allo sportello dell’ ufficio casa, come risposta si sentono dire che non ci sono case, che al “primo accesso non succede niente”, di ritornare quando arriva la notifica dello sfratto esecutivo.

Queste modalità, non sono accettabili. Mentre l’ Ater mette in vendita le case, mentre centinaia di alloggi in questa città rimangono sfitti, mentre le graduatorie dell’ assegnazione degli alloggi pubblici rimangono ferme, tantissime famiglie rischiano di finire per strada.

Ma oggi grazie al presenza degli attivisti, degli amici e parenti siamo riusciti a bloccare entrambi gli sfratti e a rinviarli di 2 mesi.

Nessuno deve finire per strada; è quello che sempre diciamo.

Ma diciamo anche che siamo stufi di questo immobilismo, di questa politica che a forza di mettere toppe su toppe, riesce solo a spostare i problemi più in avanti, senza risolverli.

L’ intervento sulle politiche abitative, deve essere preciso, regolare e continuativo, mettendo a disposizione per tutti, case e fondi per sanare le morosità.

Il diritto all’abitare, nella crisi e contro la crisi, è uno dei punti cardine da cui partire per creare diritti e rivendicare dignità.

Lunedì 25 Febbraio ci sarà il sesto accesso a casa di Fatimo, sfratto che abbiamo già bloccato diverse volte. I requisiti richiesti per avere una casa popolare ci sono. E’ il momento di fare le cose. Noi comunque, come oggi, saremo lì in tanti, a dire, ancora una volta, che nessuno va per strada.

Il video della giornata

Adl Cobas, Razzismo Stop, Cso Pedro

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Appello per una mobilitazione nazionale con i rifugiati

18 Feb

Costruiamo una coalizione per l’accoglienza degna. Mobilitiamoci in maniera permanente a partire dal prossimo 25 febbraio

Il prossimo 28 febbraio è prevista la fine della cosiddetta “Emergenza Nordafrica” e migliaia di rifugiati in tutta Italia rischiano di essere abbandonati una seconda volta.

Già nel corso di quest’ anno e mezzo trascorso dall’inizio del Piano di Accoglienza, infatti, sono stati lasciati soli dalla colpevole inerzia del Governo e di chi ha gestito l’accoglienza.
Strutture in condizioni indegne, senza acqua calda e riscaldamento, persone stipate in posti sovraffollati, disservizi e malaffari, come ci hanno raccontato i reportage dell’Espresso, di Repubblica e del New York Times, non sono però gli unici “scandali” di questa vicenda.

Salvo in qualche rara esperienza territoriale infatti, nessuna delle strutture di accoglienza ha costruito le condizioni minime perché i rifugiati provenienti dalla Libia avessero l’opportunità di rendersi autonomi, indipendenti ed inserirsi nei nostri territori. Niente corsi di formazione, nessuna traccia dell’inserimento lavorativo, zero inserimento abitativo.

Così, il circuito messo in piedi con l’Emergenza Nordafrica si appresta a dare prova del suo ennesimo fallimento consegnando alla strada migliaia di persone senza futuro.
Eppure il denaro non è mancato e le cifre fanno impallidire ogni retorica sulla scarsità di risorse: 1 miliardo e 300 milioni di euro, 46 euro a persona per ogni giorno di ospitalità, oltre 1.300 euro al mese per ogni profugo, una vera fortuna in denaro si è persa tra le pieghe di convenzioni e burocrazie, finita in tasca di albergatori e cooperative a copertura dei loro affari.

Come se non bastasse, il colpevole ritardo con cui il Governo ha disposto il rilascio dei permessi di soggiorno ha letteralmente ingabbiato i rifugiati: senza permesso, senza carta d’identità, senza titolo di viaggio (sostitutivo del passaporto), senza quindi poter scegliere di restare, di lavorare, oppure di ripartire verso altre mete.

Per questo, dopo questo anno e mezzo di mobilitazioni, di appelli e di attività di sostegno ai cosiddetti profughi, crediamo sia il momento di mobilitarci tutti insieme. Di mettere in campo una grande coalizione per i rifugiati. Una mobilitazione comune che dal prossimo 25 febbraio si riappropri di piazze, strade, spazi vuoti, università o scuole.

Perchè chi è fuggito dal conflitto in libia, perseguitato, minacciato, utilizzato come moneta di scambio dal dittatore Gheddafi, non sia costretto a mettersi in fuga una seconda volta, nell’ombra, dopo aver sperato che le democrazie europee sapessero dare prova di civiltà.

Chiediamo:
- la proroga dell’accoglienza oltre il 28 febbraio con risorse destinate all’inserimento abitativo dei rifugiati;
- la messa a disposizione di borse lavoro, fondi per la formazione, l’inserimento lavorativo e di somme adeguate per chi voglia raggiungere altre mete, anche attingendo dall’enorme quantità di denaro accumulata dagli enti gestori che non hanno mai messo in campo queste attività;
- l’immediato rilascio per TUTTI dei permessi di soggiorno, dei titoli di viaggio, delle carte d’identità.
- l’adozione di queste misure in maniera omogenera su tutto il territorio nazionale

Una questione di democrazia, dignità e giustizia.

- Tutte le notizie sul tema

Per aderire scrivi a redazione@meltingpot.org

Padova – Crisi, giustizia e diritti. Profughi: prima abbandonati poi arrestati. Quale giustizia?

18 Feb

Giovedì 21 febbraio, ore 21.00, cso Pedro, via Ticino 5, Padova

Dall’inferno libico alle carceri italiane, ancora una volta le emergenze sociali diventano questioni di ordine pubblico.
A Padova, a seguito delle contestazioni nel centro di accoglienza Casa a Colori, cinque profughi subsahariani sono stati arrestati con l’accusa di sequestro di persona, dopo essere fuggiti dalla dittatura libica, dopo che per un anno e mezzo l’Italia ha violato ogni protocollo sulle garanzie per i richiedenti asilo e rifugiati. Le democrazie europee vacillano di fronte alle istanze di accoglienza. La politica tace mentre la giustizia, quella dei tribunali, fa il suo corso e ci consegna ancora una volta l’attualità del rapporto distorto tra questioni sociali e legalità.

Lo spazio della crisi intensifica ancor di più questa spirale. In questo gioco di spinte tra ordine e volontà di trasformazione, tra norme e giustizia sociale, inserito in un contesto di compressione dei diritti senza precedenti, vogliamo affrontare questo inaggirabile nodo del nostro presente.

Ne discutiamo con:
Giovanni Palombarini, Magistratato
Pape Diaw, Portavoce della comunità senegalese di Firenze
Aurora D’Agostino, Avvocato del Foro di Padova
Luca Casarini, Globalproject
Nicola Grigion, Progetto Melting Pot Europa