Archivio | febbraio, 2011

Padova – Migranti sopra la Chiesa di Sant’Antonio

28 Feb

Dopo essere stati ricevuti in mattinata dai responsabili della Prefettura con un nulla di fatto per quanto riguarda un impegno a risolvere la situazione dei migranti, che da quattro giorni sono accampati in Piazza Antenore, si è scelto di salire sulle impalcature della Chiesa di Sant’Antonio.
I migranti sono saliti sull’impalcatura del Santo ed hanno esposto uno striscione con scritto NO ALLE ESPLUSIONI.
Le parole di Luca Bertolino (qui l’audio), dell’Associazione Razzismo Stop e quelle di Nicola Grigion del Progetto Melting Pot Europa, spiegano le motivazioni di questa azione.

Davanti alla Basilica è iniziato il Presidio per tutelare la loro iniziativa e la gente che si trova nel piazzale sta applaudendo.
Le rivendicazioni sono chiare e non possono essere ignorate:
-la sospensione dei provvedimenti di espulsione per chi ha avuto il coraggio di denunciare i truffatori;
-lo stop dei rigetti per la doppia espulsione dopo l’ordinanza dell’Adunanza Plenaria dello scorso venerdì.

La protesta era iniziata venerdì scorso con la decisione dei migranti di sistemarsi con un presidio stabile davanti alla Prefettura per richiedere la sospensione delle esplusioni per chi ha denunciato l’organizzazione criminale che ha agito sulle truffe nella sanatoria.
Fin da venerdì l’Associazione Razzismo Stop invitava tutti ad essere solidali con la protesta, costruendo una presenza stabile attorno al presidio dei migranti.
Sabato, dopo la prima notte, per tutta la giornata si alternavano le presenze al sit-in e al presidio giungeva anche una delegazione dei migranti di Brescia.
Intanto si continuava a far pressione per avere un incontro formale con i rappresentanti della Prefettura.
Dal presidio in questi giorni si è continuato a lanciare l’appello per la giornata del Primo Marzo con l’appuntamento alle ore 17.00 in Piazza Antenore.

Gli aggiornamenti in tempo reale sui siti:
www.globalproject.info
www.meltingpot.org

Tutti i video sono a cura di Global Project.

Lettera aperta alla città
Lettera aperta alle istituzioni cittadine

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Padova – Presidio sotto la Prefettura. 4° giorno: giornata decisiva per l’incontro con il Prefetto

28 Feb

Terza notte trascorsa in Piazza della Libertà. Silenzio dalle autorità.

Inizia il 4° giorno del Presidio permanente sotto la prefettura contro la sanatoria truffa. La terza notte è trascorsa sotto la pioggia.
Oggi sarà una giornata decisiva per l’incontro con il Prefetto, si attende un cenno dal Palazzo. Intanto tacciono le altre autorità: silenzio dal Comune, dai partiti locali, dalle organizzazioni sindacali, a parte Fiom, Cobas scuola e Adl Usb.
Si avvicina la giornata del primo marzo con il concentramento lanciato proprio sotto la Prefettura dove da venerdì sono accampati i migranti in lotta.
Le rivendicazioni sono chiare e non possono essere ignorate:
-la sospensione dei provvedimenti di espulsione per chi ha avuto il coraggio di denunciare i truffatori;
-lo stop dei rigetti per la doppia espulsione dopo l’ordinanza dell’Adunanza Plenaria dello scorso venerdì.

Oggi ricomincia il tam tam nelle piazze e nelle università.
Verso il Primo Marzo 2011

Guarda le foto dell’Angelo Viaggiatore su questi giorni al presidio.

Padova – Prima notte di presidio sotto la Prefettura

26 Feb

Temperature sotto zero durante la prima notte trascorsa sotto la Prefettura di Padova al Presidio permanente contro la Sanatoria truffa.

Nella serata di venerdì festeggiamente per la decisione del Consiglio di Stato di concedere le sospensive dei rigetti in attesa del giudizio finale di merito sui ricorsi.

Fin dalle prime luci dell’alba il presidio si è ri-organizzato per la raccolta firme e la promozione del 1° Marzo (che si terrà sempre davanti alla prefettura alle ore 17), nel frattempo si è sempre in attesa di un cenno di risposta da parte del Prefetto.

Nel pomeriggio di oggi (sabato 26 febbraio) si è tenuta la prima assemblea del presidio permanente.

I migranti accampati, insieme alle associazioni che sostengono la loro battaglia chiedono il blocco dei provvedimenti di espulsione per chi, dopo aver pagato migliaia di euro, ha avuto il coraggio di denunciare la truffa. Si tratta di una richiesta legittima, confermata anche da una pronuncia del Giudice di Pace di caltanissetta che ha annullato un provvedimento di espulsione emesso nei confronti di un cittadino straniero che aveva denunciato i truffatori.

Cresce intanto l’adesione all’appello per costruire un cordone di protezione intorno ai migranti, che ha permesso nella giornata di ieri di evitare l’intervento delle Forze dell’ordine.

Nel pomeriggio per altro al presidio è intervenuta una delegazione dei migranti saluti sulla gru a Brescia il cui intervento è proposto nel video di seguito (a cura di Global Project).

Gli aggiornamenti sulla situazione in tempo reale sono a disposizione sul sito di Global Project e sul sito del Progetto Melting Pot Europa.

Di seguito le foto di Paolo Samuel Gazzola (http://www.facebook.com/sherwoodfoto) dal presidio.

Padova – Con le tende sotto la Prefettura contro la Sanatoria Truffa

25 Feb

Una tendopoli sotto la Prefettura per chiedere dignità e giustizia. Dal pomeriggio di oggi sono 50 i migranti che hanno preso possesso di Piazza Antenore per chiedere un permesso di soggiorno dopo l’ingiustizia della sanatoria, per chiedere una moratoria dei provvedimenti di espulsione per chi ha denunciato l’organizzazione criminale che ha organizzato le truffe.
Insieme agli attivisti dell’Associazione Razzismo Stop è iniziato dal pomeriggio il presidio permanente.
Con con una lettera indirizzata alle autorità della città di Padova moltissime associazioni, collettivi ed organizzazioni sostengono la battaglia dei migranti truffati.
Verso il Primo Marzo 2011
———
La loro storia
Truffati! Illusi, Ricattati e poi ingiustamente raggirati. Sono i migranti in lotta a Padova contro la truffa della sanatoria 2009.
La loro storia è quella di tanti altri che nel settembre 2009 sono stati raggirati da una organizzazione criminale ramificata nel Veneto ed oltre i confini regionali.
Le loro storie sono quelle di lavoratori edili, lava piatti, facchini, giardinieri, raccoglitori, di chi racimolava pochi euro distribuendo volantini o alle porte di un supermercato e che sono stati illusi dalla speranza di iniziare un lavoro vero, con il contratto, con il permesso di soggiorno.
Ma la loro storia racconta anche l’ingiustizia di questa legge, la Bossi Fini, che inventando e producendo continuamente clandestinità, costruisce, intorno alle vite dei migranti, un ricatto permanente.
Da un lato l’ingiustizia della legge, dall’altro l’occasione aperta dalla sanatoria 2009 – circoscritta al solo lavoro domestico – hanno aperto il varco per affaristi e faccendieri che sulla pelle dei migranti hanno costruito fortune diffondendo informazioni false tramite mediatori, professionisti, uffici, documenti falsi e datori di lavoro conniventi,che insieme costituivano un vero e proprio sistema organizzato di sfruttamento.
Migliaia di euro per un permesso di soggiorno, nella convinzione, maturata nel corso degli anni grazie e sanatorie e decreti flussi ipocriti, che indebitarsi per ottenere un permesso fosse l’unica strada possibile per regolarizzarsi.
I migranti, alla ricerca permanente di una possibilità per regolarizzare la loro posizione, venivano avvicinati da mediatori o datori di lavoro che offrivano una assunzione, che sarebbe stata seguita da professionisti, e che avrebbe successivamente comportato il rilascio di un permesso di soggiorno, dietro il pagamento di cifre tra i 1.500 e i 5.000 euro.
Successivamente, consegnavano tutti i documenti ufficiali agli aspiranti lavoratori, compresi i documenti di identità dei datori di lavoro, le ricevute di invio, le ricevute dei versamenti contributivi.
Tutto faceva pensare ad un meccanismo regolare: solo in seguito i truffati avrebbero scoperto il raggiro.
Ora chiedono giustizia e dignità. Chiedono che venga dato loro un permesso di soggiorno per protezione sociale (ex art 18). Chiedono che le autorità mettano fine a questa ingiustizia. Che venga cancellata questa legge che alimenta il mercato e la compravendita della vita di migliaia di migranti in questo paese.
Chiedono che venga messa fine alle espulsioni ed alla detenzione.
Chiedono di poter vivere dove hanno scelto di vivere.

Aggiornamento continuo sui siti:
www.meltingpot.org
– www.globalproject.info

Leggi la lettera dal sito Global Project
Leggi l’appello alla cittadinanza solidale dal sito del Progetto Melting Pot Europa

Padova – Assemblea verso il Primo Marzo 2011

22 Feb

Per un primo marzo uniti, contro la crisi e contro il razzismo.
Il prossimo primo marzo in moltissime città d’Italia le piazze si riempiranno di iniziative, cortei, presidi, feste e attività, si riempiranno della nostra idea di cittadinanza, unica, indivisibile, così come indivisibili sono i diritti che chiediamo e che vogliamo prenderci.

Anche a Padova il primo marzo sarà una giornata di mobilitazione. Un giorno in cui uniti, portare nelle piazze il nostro desiderio di libertà, di contrastare una crisi che stiamo pagando insieme alle leggi che l’hanno prodotta e a quelle che ci propongono come via d’uscita. Uniti perché la cittadinanza, i diritti, la democrazia, sono un bene comune per tutti, da qualsiasi parte del mondo provengano. Perché quello che ci stanno proponendo Marchionne, la Gelmini o Maroni non sono solo la fine del contratto collettivo nazionale, una riforma, o politiche razziste ed ingiuste, ma invece un intero modello di società, ancora gerarchico, ancora ingiusto, ancora dominato dallo sfruttamento e dal ricatto.

Per questo il primo marzo saremo in Piazza, perché è il momento di cancellare la legge Bossi Fini, di rompere il ricatto del contratto di soggiorno, di arrestare la politica dei respingimenti, il momento di affermare la dignità nel lavoro e nella società, il momento di mettere fine allo sfruttamento del lavoro nero ed a quello mascherato dei contratti precari, il momento di dire basta alle espulsioni, alla detenzione nei CIE ed alla negazione del diritto d’asilo.
E’ il momento di costruire insieme una società più libera e democratica.
Diamo forma insieme a questo primo marzo come una tappa verso lo sciopero generale e generalizzato, per i diritti dei migranti e di noi tutti, insieme: italiani e stranieri, lavoratori e disoccupati, precari e studenti, associazioni, collettivi ed organizzazioni.

Per un primo marzo uniti, contro la crisi e contro il razzismo.
Assemblea/incontro – Mercoledì 23 febbraio 2011 – Ore 19
c/o Associazione Razzismo Stop
Via Gradenigo 8, Portello

 

Primo Marzo 2011 – In Movimento verso lo sciopero generale e attraverso i confini dell’Europa

22 Feb

Comunicato finale dell’Assemblea di Reggio Emilia – Uniti contro la crisi del 19 febbraio 2011

L’assemblea di Reggio Emilia è per noi un punto di partenza.
Perché il ricatto della legge Bossi Fini, la violenza del confinamento e delle espulsioni, la politica del razzismo istituzionale e dei respingimenti, l’Europa dei confini e della mobilità imbrigliata, la ricetta con cui in questi anni è stata costruita la gerarchia delle nostre vite ed il modello di sviluppo che l’ha dominata, già le conosciamo e sono cosa vecchia. Sono un pezzo di quel mondo entrato in crisi che vuole uscirne ridisegnando un modello sociale ancora basato sull’autoritarismo e la negazione di diritti, di cui è invece venuto il momento di liberarsi.
Il nostro ordine del giorno oggi è scrivere il nuovo presente ed il nostro futuro e sappiamo che per farlo dobbiamo fare i conti con chi, ancora, vorrebbe riproporre nuove strategie di sfruttamento, nuove gerarchie della cittadinanza, nuove deroghe ai diritti, nuovi confini e confinamenti.

Il primo marzo e nei giorni che lo precederanno saremo in piazza ed in movimento con i migranti e per i loro ed i nostri diritti, con scioperi e mobilitazioni, per fare nostra questa sfida.
Vogliamo aggiungere anche la nostra voce a quella di tanti altri che in questi mesi hanno rivendicato dignità per il loro futuro.
Per questo il primo marzo saremo nelle tante piazze colorate di giallo di questo paese rivendicando lo SCIOPERO GENERALE e generalizzato, tappa per una marcia comune per la democrazia, della cittadinanza, per un nuovo welfare.
Le lotte di questi anni, insieme alla crisi che sta ridefinendo gli assetti politici e sociali di questo e di altri Paesi, hanno aperto un varco su cui innestare oggi, nell’immediato, conquiste e vertenze come tasselli per l’affermazione di un nuovo statuto dei diritti.
Ci sono una infinità di condizioni diverse che ci dividono, ma abbiamo un comune da costruire insieme, un’ alternativa da disegnare uniti, migranti e non.
E conquistare la regolarizzazione permanente, ottenere giustizia dalla sanatoria truffa e dall’oscena lotteria dei decreti flussi e dei “click day”, liberarsi dal lavoro schiavistico e da una vita a punti, affermare il diritto all’apprendimento della lingua, mettersi in cammino per il diritto di voto e la cittadinanza piena nella società e nei luoghi di lavoro, piegare i confini dell’Europa e imporre un diritto d’asilo europeo, sono pezzi di questa alternativa, sono la nostra agenda, perché i diritti, o sono per tutti, o non sono per nessuno.

Di fronte agli sbarchi di questi giorni il Ministro Maroni ha invocato l’Europa: è il momento di scriverla insieme dal basso.
Noi diciamo WELCOME: ecco la nostra sfida, che sarà anche la nostra campagna nei prossimi mesi per raccogliere la sponda gettata da migliaia di giovani da una parte all’altra del Mediterraneo. E’ un appello che rivolgiamo a tutti, da Sud a Nord, da Lampedusa a Gradisca d’Isonzo, dalla Frontiera mediterranea a quella che ci porta verso l’Europa di Schengen e di Dublino. Mettiamoci in rete, costruiamo iniziative per rivendicare la libertà di circolazione, cancellare gli accordi con i dittatori, dare forma ad un diritto d’asilo Europeo, per opporci alla detenzione ed al confinamento di chi, dal Sud del Mediterraneo, ha violato il potere dei regimi e dei confini, ma anche alle gabbie (Dublino-Schengen) che impediscono la mobilità all’interno della stessa Europa.
Costruiamo insieme questa campagna per il diritto di scelta. Mettiamoci insieme in movimento.

Assemblea di Reggio Emilia. Uniti contro la crisi.
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Venezia solidale, accogliente, cosmopolita: No al CIE né a Campalto né altrove

16 Feb

La decisione, comunicata dal ministro Maroni, di realizzare nel compendio destinato al nuovo carcere a Campalto una struttura di detenzione amministrativa per migranti è semplicemente inaccettabile.
I cosiddetti “Centri di Identificazione ed Espulsione (C.I.E.)”, istituiti dalla legge Bossi-Fini sull’immigrazione come ulteriore involuzione dei C.P.T., sono strutture crudeli e inefficaci.
La natura stessa di queste centri risulta, infatti, in aperto contrasto con i diritti fondamentali della persona umana, riconosciuti da accordi e convenzioni internazionali e con gli stessi principi fondamentali della Costituzione della Repubblica, in particolare gli articoli 3 e 13.
La normativa che istituisce i C.I.E. prevede la possibilità di rinchiudere, per via amministrativa fino a sei mesi e senza alcun intervento del magistrato competente, persone che non hanno commesso alcun delitto e la cui unica colpa è quella di non trovarsi in regola con le assurde norme sull’immigrazione definite dalla legge Bossi-Fini.
Organizzazioni umanitarie e organismi dell’Unione Europea hanno negli ultimi anni denunciato, in innumerevoli occasioni, le invivibili condizioni igienico-sanitarie, la mancanza di una reale assistenza, le troppo numerose morti sospette che si sono registrate nei Centri detentivi per migranti gestiti dal Governo italiano.
Le pesanti e illegittime sofferenze generate da queste strutture si sono tuttavia rivelate del tutto inutili nella gestione del fenomeno migratorio nel nostro Paese, con un numero irrisorio di espulsioni realmente effettuate, a fronte delle ingenti risorse pubbliche investite in un vero e proprio business della negazione dei diritti.
La scelta del ministro Maroni appare, inoltre, per il suo carattere di imposizione autoritaria come un atto carico di violenza antidemocratica nei confronti della nostra Città e della sua tradizione cosmopolita, come un gesto di arroganza centralistica nei confronti della nostra comunità locale, da sempre attivamente impegnata nell’accoglienza del migrante e nella costruzione solidale di un futuro meticcio.
Per queste ragioni, promuoviamo e invitiamo tutte le donne e gli uomini che, come noi, intendono in prima persona opporsi alla realizzazione del C.I.E. a Campalto come altrove, a partecipare ad un primo incontro pubblico che si svolgerà il prossimo giovedì 17 febbraio alle ore 20.30 presso la sala del Centro culturale Santa Maria alle Grazie in via Poerio a Mestre.
Primi firmatari:
Gianfranco Bettin, Beppe Caccia, don Nandino Capovilla, Teresa Dal Borgo, Barbara Del Mercato, don Gianni Fazzini, Leonardo Menegotto, Giorgio Molin, Davide Mozzato, Francesco Penzo, Mara Rumiz, Sandro Sabiucciu, Pino Sartori, Vittoria Scarpa, Alessandra Sciurba, Camilla Seibezzi, Michele Valentini, Franco Vianello Moro, Luca Trevisan
Per aderire:
nocievenezia@gmail.com
www.meltingpot.org
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Uniti contro la crisi – Verso il Primo Marzo 2011

15 Feb

Assemblea/Incontro. Sabato 19 febbraio 2011 – ore 10. LabAQ16. Reggio Emilia

Questa crisi è piena di ricatti ed ingiustizie.
Certo, anche altre epoche, da sempre, lo sono state.
E non c’è ricatto più pericoloso in questo momento di quello che ci divide, ci separa, ognuno impegnato a risolvere da sé la sua condizione, sia essa imposta da un super-manager, dai tagli di una riforma, o dall’ingiustizia di una sanatoria truffa.
Certo, ognuno di noi vive una condizione diversa, particolare, da cui liberarsi.
Per anni quella dei migranti ci ha raccontato la storia di un ricatto costruito sulla vita e sulla morte di migliaia di persone, che minacciava di estendersi a tutti.
Oggi, guardandoci intorno, ci accorgiamo che il ricatto della crisi e della precarietà sono già il mare in cui tutti noi (ex-garantiti e non) siamo immersi, ma soprattutto la comune sfida quotidiana da affrontare insieme: uniti.
Per questo battersi oggi con i migranti, affrontare la partita dell’immigrazione, su cui governi ed economie hanno costruito fortune finanziarie ed elettorali, riguarda noi tutti, qualunque sia la nostra provenienza: significa batterci per il nostro futuro. Perché Marchionne, la Gelmini, Maroni, non ci stanno semplicemente proponendo la fine del contratto nazionale, i tagli di una riforma o leggi ingiuste e razziste, ma un altro nuovo modello di società, una nuova economia dei rapporti sociali, una nuova gerarchia dei diritti, una traiettoria di violenze rinnovate e nuovi ricatti, per disegnare nuove forme di sfruttamento.
Insieme, abbiamo bisogno di scrivere la nostra alternativa, la nostra uscita dalla crisi: un nuovo statuto dei diritti, del welfare, della redistribuzione del reddito, della cittadinanza. Per questo crediamo sia il momento di rimetterci in cammino ancora (anche se non abbiamo mai smesso di esserlo, anche se lo abbiamo fatto altre volte); è il momento di riprovarci, in tanti ed uniti, convinti che la ricerca della trasformazione, per la condizione di vita di ognuno di noi, sia un pezzo anche della ricerca degli altri.
E’ una sfida, almeno quanto è una sfida quella che ci viene proposta da Marchionne, dal Governo, dalla crisi, e a quell’altezza dovremo provare ad affrontarla.

IL PRIMO MARZO SARA’ UN’OCCASIONE PER FARLO: E NOI CI SAREMO!
Sarà l’occasione per ridare forza alle battaglie per la dignità, per il diritto di restare dove si è scelto di vivere, per il diritto a non migrare forzatamente, come dal Maghreb all’Egitto fino al cuore dell’Europa, stanno affermando milioni di persone: le migliaia di ricercatori non più disposti a fuggire, le migliaia di operai non più disposti a tacere, le migliaia di migranti che qui hanno scelto di vivere non disposti ad andarsene.
Per affermare il nostro orizzonte: il diritto di scelta, di decidere del nostro futuro.

I terreni su cui confrontarci sono molti, a partire dalle istanze poste con la sanatoria e per la regolarizzazione permanente, dalle contraddizioni aperte dalle direttive europee alla violenza della detenzione e dei respingimenti, dalla spinta a liberarsi dalla schiavitù e dallo sfruttamento del lavoro nero e sottopagato, alla battaglia contro i nuovi ostacoli proposti dall’accordo di integrazione e dalle norme che trasformano l’apprendimento della lingua da diritto a dispositivo di esclusione.
Il 19 febbraio, vogliamo ritrovarci per cercare insieme la strada da percorrere, verso lo sciopero generale e generalizzato, per tracciare insieme un orizzonte ed il cammino per raggiungerlo. Per confrontarci con le enormi trasformazioni in corso e le immediate istanze su cui misurarci, indisponibili a cedere al ricatto della divisione di chi ci chiede di barattare i nostri diritti o quelli di altri in cambio di un povero futuro.
Uniti contro la crisi, uniti contro il razzismo e lo sfruttamento.

UNITI CONTRO LA CRISI

Programma:

Ore 10. Assemblea Plenaria
Dal workshop di Marghera (Democrazia e Welfare: salario, reddito, redistribuzione della ricchezza) all’incontro di Reggio Emilia, uniti contro la crisi verso il primo marzo 2011 ed oltre.
Interventi e temi in discussione: un nuovo spazio per costruire alternativa, la crisi globale ed il diritto di scelta, il ricatto dentro la crisi, diritti di cittadinanza democrazia e rivolte, la pratica dello sciopero e lo sciopero generale, i diritti come bene comune, lo schiavismo del lavoro nero, la lingua e la costruzione del comune.

Ore 13. Pausa Pranzo

Ore 14. Assemblea plenaria (seconda parte)

Ore 16. Workshop/Incontro: la lingua come costruzione del comune
Scuole di italiano, associazioni, organizzazioni, volontari, migranti, per la costruzione di una campagna contro l’introduzione del test di lingua come barriera per l’accesso ai diritti, per affermare il diritto alla formazione ed all’apprendimento come strumenti per costruire nuovo welfare e nuova democrazia.

Scarica la locandina
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Padova – Presentazione del libro: Centro di Permanenza Temporanea vista stadio

15 Feb

Il 24 febbraio alle ore 18.30 presso BarSport – CiclOfficina LA GRANATA in via Marzolo 15, Padova si terrà la presentazione del libro:
CENTRO DI PERMANENZA TEMPORANEA VISTA STADIO di Daniele Scaglione

Un libro molto originale e profondo per riflettere su cosa l’Italia e il mondo stanno diventando.
Due iraniane dirette a Lione, la giovane Sharmin e sua madre, sperimentano sulla propria pelle la reclusione in un Centro di Permanenza temporanea (CPT) nei pressi di Torino. Ma Sharmin – una fanatica del calcio al pari di tantissime altre donne in Iran – vive questa drammatica situazione anche come un’opportunità: quella di conoscere il paese dei campioni del mondo e delle superstelle come Totti. Scoprirà un universo dominato da una passione che ben presto la contagerà, ma comunque molto diverso da quello che si immaginava. La storia di Sharmin si intreccia con quella di Lucia, avvocatessa interessata ai temi dell’immigrazione. Anche lei considera Torino come una tappa nel suo percorso di vita sebbene, al contrario di Sharmin, non abbia affatto chiara la sua destinazione finale.
Centro permanenza temporanea vista stadio racconta i CPT visti dall’interno con gli occhi innocenti di una ragazzina. Una storia sul valore dello sport e della solidarietà fra donne e non solo, un vero e proprio romanzo di formazione scritto con uno stile limpido come lo sguardo della sua protagonista.

Parteciperanno alla presentazione del libro:
*Daniele Scaglione: autore del libro
*Ivan Grozny: redattore del blog Sport alla Rovescia
*Luca Bertolino: Ass.RazzismoStop

BIOGRAFIA DI DANIELE SCAGLIONE
Daniele Scaglione è nato a Torino nel 1967 e nella stessa città ha sia lavorato in Fiat sia preso la laurea in Fisica. Ha passato diversi anni nel mondo delle cooperative, prima in una lavanderia industriale poi nella sede centrale di una grande organizzazione di rappresentanza imprenditoriale. Ha inoltre lavorato nel campo della formazione professionale. E’ socio di Amnesty International, della cui sezione italiana è stato presidente dal 1997 al 2001. Ha collaborato con alcuni giornali, tra cui l’inserto domenicale de Il Sole 24 Ore. Attualmente vive a Roma ma non perde occasione per tornare dalle parti della curva Maratona. E’ capo della comunicazione di ActionAid, organizzazione internazionale che lotta contro la povertà.

Ha pubblicato Istruzioni per un genocidio. Rwanda: cronache di un massacro evitabile (Ega, 2003), Baghdad, Kabul, Belgrado. La democrazia va alla guerra (AdnKronos Libri, 2003), Diritti in campo. Storie di calcio, libertà e diritti umani (Ega 2004).

Tiene un blog personale, Il buco nella rete, sul sito delle Edizioni E/O.

INIZIATIVA VERSO LA DATA DEL 1 MARZO, GIORNATA DI MOBILITAZIONE CONTRO IL RAZZISMO E PER I DIRITTI DEI MIGRANTI

Padova – La denuncia di Razzismo Stop: Il Consigliere razzista affitta le stanze in nero agli stranieri

4 Feb

Dopo le dichiarazioni razziste contro i Rom le percosse di Aliprandi ad una cittadina italiana di origine eritrea.

«Sti rom mi fanno proprio vomitare, quando vedo quello che fa lo storpio e che in stazione cammina normalmente vorrei prenderlo a calci». Aveva esordito così il Consigliere Comunale di Padova Vittorio Aliprandi lo scorso dicembre; prima tra una lunga sequenza di dichiarazioni ed episodi che lo hanno visto protagonista. Dalle dichiarazioni contro i Rom a quelle omofobe (“meglio fascista che frocio”) fino al maltrattamento dei cavalli all’interno dell’agriturismo di sua proprietà a Bagnoli, nella Bassa padovana.

Nel bel mezzo della tempesta che in Veneto, in questi giorni, sta investendo i “paladini dell abuona amministrazione e gli amici del popolo veneto” in uno scandalo di tangenti ed appalti guidati, l’Associazione Razzismo Stop ha sollevato il caso grazie ad una segnalazione di una cittadina italiana di origini eritree che insieme ad altre cinque persone, italiane e straniere, viveva da un anno e mezzo nelle stanze (tugurio) di proprietà di Aliprandi.

Lei, insieme alla figlia sedicenne, occupava una stanza di pochi metri pagando 220 euro al mese. Secondo Aliprandi esistono le fatture dei pagamenti come previsto dalla normativa speciale per gli agriturismi ma delle ricevute non c’è traccia nelle mani della signora che ovviamente avrebbe tutto l’interesse a mostrarle se esistessero (visto che Aliprandi le contesta il mancato pagamento).
Ciò che è poi successo è ancora più grave. Quando emerse lo scandalo sul maltrattamento dei cavalli vi furono numerosi controlli così il consigliere ex-leghista, preso dalla paura, inizò a chiedere agli inquilini di abbandonare le stanze. La signora con figlia è l’unica che ha scelto di restare ed Aliprandi, insieme al figlio, ha approfittato di una sua improvvisa assenza per chiudere le porte e “buttare fuori” dalla stanza gli oggetti personali delle due. Nella giornata di ieri poi l’affronto, le percosse, la violenza su Maria Venturini.

La donna, racconta la sua storia con amarezza e rabbia. “Davo ad Aliprandi 225 euro al mese più spese e non ho mai visto una ricevuta. Poi all’improvviso ha deciso che ce ne dovevamo andare. E non solo mi ha percosso. Ma, approfittando della mia assenza nei giorni scorsi, ha preso le mie cose e le ha inviate ad un deposito”.

Aliprandi nel pomeriggio ha poi diffuso un comunicato stampa che sembra un difficile tentativo di arrampicarsi sugli specchi. Secondo il consigliere infatti lo “sgombero” sarebbe avvenuto perché due nomadi si sarebbero intrufolate all’interno del suo agriturismo chiuso e procederà con una denuncia per violazione di domicilio, facendo intendere di non conoscere le due donne.

La denuncia di Razzismo Stop è secca: “Aliprandi ha già fatto molti danni con le sue parole ma evidentemente non bastava e si è anche scagliato contro una donna e sua figlia su cui ha lucrato in questo ultimo anno e mezzo”.

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