Archivio | gennaio, 2011

Con la FIOM uniti contro il razzismo perché “uniti ce la possiamo fare”

25 Gen

ll 28 dicembre a Padova si terrà la manifestazione regionale della Fiom contro l’accordo di Mirafiori, contro l’attacco ai diritti dei lavoratori e la deroga ormai permanente al contratto collettivo nazionale.

Ma il 28 gennaio non sarà solo lo sciopero dei metalmeccanici. Sarà una giornata di mobilitazione sociale, una giornata dell’alternativa che parla il linguaggio dei diritti per tutti.

Per questo il 28 gennaio saremo in piazza con la Fiom e gli studenti, con chi si batte contro la privatizzazione delle risorse e la deturpazione del territorio, contro la precarietà, Uniti contro la crisi, uniti contro il razzismo.

Per i diritti dei migranti, per quelli truffati dalla sanatoria, per i molti sfruttati ed esclusi.
Perché, per i migranti, la deroga ai diritti si spinge al massimo, fino alla precarietà del diritto di soggiorno e della vita stessa.
Perché sappiamo che solo uniti ce la possiamo fare.

Associazione Razzismo Stop
Coordinamento Nessuno è Illegale
Carta EstNord
Comitato genitori ed insegnati per la scuola pubblica
Reality Shock
Circolo del Manifesto di Padova

Che razza di tifo – Dieci anni di razzismo nel calcio italiano

25 Gen

Marghera 22-23 gennaio Seminario/Meeting “Uniti contro la crisi”

20 Gen

L’arroganza con cui i poteri forti del sistema della crisi attaccano diritti, democrazia e qualità della vita, pongono con urgenza la questione dell’elaborazione collettiva di un programma sociale condiviso attorno al quale disegnare un’alternativa possibile a ciò che ci è imposto dall’alto con violenza e ricatto. All’individualismo proprietario su cui si basa la società dell’esclusione e della diseguaglianza sostenuta da dispositivi autoritari e ingiusti, si contrappone la pratica del comune. E’ con questo spirito che uniticontrolacrisi invita tutti e tutte all’appuntamento di Marghera, per dare nuova forza alle lotte che ci aspettano e che hanno bisogno di una nuova elaborazione politica, per una nuova idea di società per cui battersi tutti insieme.

Sabato 22 gennaio ore 10.00 (Sala Hangar)
Assemblea Plenaria
Apertura dei lavori, relazioni introduttive ai workshop
Ore 14.00 Break
Ore 15.00 – Inizio dei workshop
Workshop 1: “Democrazia e saperi come bene comune: verso gli Stati Generali della conoscenza” (Sala hangar)
Le mobilitazioni studentesche anti-Gelmini, le lotte dei precari della scuola e dell’università, le iniziative di lavoratrici e lavoratori della cultura e dello spettacolo hanno progressivamente allargato i confini di una rivolta dell’intelligenza sociale nel suo complesso contro una gestione padronale e governativa della crisi che, nel nostro Paese, ha scelto la linea del disinvestimento nel campo della formazione, della ricerca, della produzione culturale. In positivo, i conflitti degli ultimi mesi indicano come proprio questi soggetti sociali – in stretta connessione con tutti i soggetti del lavoro vivo – siano diventati protagonisti di una battaglia che pone la condivisione del sapere, la sua socializzazione, la cooperazione costruita intorno ad esso, al cuore dei processi di liberazione di tutti e di ciascuno.
Workshop 2: “Democrazia e beni comuni: tra crisi ecologica e riconversione produttiva per un nuovo modello di sviluppo” (Sala Night park)
Anche di fronte all’esito del vertice di Cancun, le molteplici e spesso drammatiche forme, in cui si manifesta la crisi delle condizioni ambientali che hanno fin qui assicurato la sopravvivenza dei viventi sulla terra, non possono essere considerate un tema collaterale o addirittura marginale nella lettura dell’attacco capitalistico e della risposta sociale ad esso. La questione di una radicale conversione ecologica della produzione e dell’economia stessa è inscindibile da quelle della difesa dei diritti fondamentali e da quella della conquista di salari e redditi dignitosi per tutte e tutti. La pratica di una gestione democratica e partecipata dei beni comuni, naturali e artificiali che siano, non può che essere al centro di ogni valida proposta di alternativa sociale all’esistente e dell’apertura di vertenze territoriali per la riconversione.
Workshop 3: “Democrazia e Welfare: salario, reddito, redistribuzione della ricchezza” (Sala open space)
E’ alle nostre spalle il tempo in cui i più furbi tra i maitre à penser padronali potevano permettersi di contrapporre strumentalmente l’allargamento degli “ammortizzatori sociali” alla crescente platea del lavoro “atipico”, ai “privilegi dei garantiti” delle tradizionali forme del lavoro fordista. Il gioco oggi è scoperto e la crisi ne riduce ulteriormente i margini di manovra. Nessuno è più garantito, ammesso che mai lo sia stato, di fronte alla portata dell’attacco ai diritti. I confini tra condizione di lavoro e di non lavoro sono assottigliati, fin quasi a sparire. La posta in gioco dello scontro è la disponibilità totale e assoluta, nel tempo e nello spazio, della forza lavoro, e in questo il lavoro migrante e la sua condizione di privazione di diritti è paradigmatico. Salario diretto e salario indiretto, continuità e indipendenza del reddito, cornice formale e strumenti di implementazione sostanziale dei diritti sociali, nuovi diritti di cittadinanza, sono i termini di questo stesso decisivo conflitto, tutti da ricomprendere e rideterminare da parte dei molteplici soggetti del lavoro vivo, dominato e sfruttato.
Ore 20.00 cena
Ore 21.00 – Forum: “Strumenti della comunicazione per affrontare la crisi: le sinergie per una comunicazione “comune”
Partecipano: Loop, Il Manifesto, Global Project, Alternative per il socialismo, Carta, Terra, Dynamo, Liberazione, Alfabeta, MicroMega, Radio popolare Roma, Radio Ciroma, Controlacrisi.org
Ore 21.00 (Sala Global Project)
Video contributi su crisi globale, finanziarizzazione, nuova composizione sociale, Cina, Stati Uniti, Europa

Domenica 23 gennaio ore 10.00 (Sala Hangar)
Assemblea Plenaria: “Democrazie e diritti: le prospettive di una lotta comune”
Relazioni sui workshop, interventi finali, comunicazioni sulla giornata di sciopero del 28 gennaio e appuntamenti futuri.
I lavori saranno trasmessi in streaming video e audio su http://www.globalproject.info
Per info ed accoglienza: meeting2011@globalproject.info

Padova – La sanatoria truffa: conferenza stampa dell’Associazione Razzismo Stop

16 Gen

Centinaia i truffati nella città del Santo. Incheste aperte in tutto il Veneto. E’ l’ora del permesso di soggiorno
Non può essere una questione che rimane taciuta o discussa esclusivamente nelle aule dei tribubali, in Questura, in Prefettura. Quella della sanatoria truffa è una questione che riguarda noi tutti, che ci racconta l’attualità di una legge che insieme alla clandestinità produce e riproduce anche spazi per chi vuole fare affari sulla disperazione, chei ci parla della necessità immediata di una regolarizzazione permanente.

La mappa della sanatoria truffa in questo paese sta andando sempre più estendendosi. Le sue dimensioni mettono a nudo come quello della truffa non sia un effetto collaterale prodotto da chi ha distorto i dettami normativi, ma sia invece tutto interno ad una legge, quella sull’immigrazione, che produce e riproduce irregolarità ed insieme chi su essa vuole fare fortune.

La truffa insomma non è solo la sanatoria 2009, ma tutta la legge sull’immigrazione.

Intanto a Padova in queste settimane, l’Associazione Razzismo Stop ha raccolto ancora una enorme quantità di denunce che vanno piano piano componendo un mosaico che coinvolge tutta la Regione Veneto. Già nello scorso 2009, a ridosso della chiusura dell’inoltro delle domande, vi furono diversi arresti nel veronese. Oggi escono allo scoperto anche i primi truffati della città del Santo, vittime della stessa organizzazione criminale ramificata in diverse province del Veneto.

I legali dell’Associazione Razzismo Stop sono ancora in attesa di completare il quadro delle informazioni disponibili, per poi valutare le strade percorribili.

Ma certamente questa battaglia non può vivere nella clandestinità a cui sembra costretta e a cui sembravano costretti i suoi protagonisti: prima truffati da una legge che sembra aver dimenticato la parola dignità, poi raggirati da affaristi e faccendieri, poi ancora, dopo aver perso tutto, costretti, nonostante tutto, al silenzio, all’invisibilità.

E’ stato intanto istituito un fondo per sostenere le spese legali per la battaglia contro la sanatoria truffa. Chi volesse contribuire:

Razzismo Stop
c/o Banca Popolare Etica
IBAN IT26X0501812101000000100415 Causale: sanatoria truffa

per info:
rspadova@libero.it

Molto risalto sulla notizia è stato dato anche dalla stampa locale: di seguito il servizio del Tg3 Regionale del Veneto e un articolo pubblicato sul Mattino di Padova.

L’identità presa a punti – Un articolo de Il Manifesto sulla vicenda dei rifugiati somali

15 Gen

IL DIRITTO DI ESISTERE NON È «SOPRAVVIVERE».
Sette rifugiati somali sono ospiti presso l’associazione Razzismo Stop di Padova perché nessuna istituzione vuole risolvere il loro caso. Hanno così dove dormire, mangiare e lavarsi ma non possono immaginare il loro futuro. Eppure basterebbe una ratifica formale di residenza in Italia

Sette giovani rifugiati. Somali in fuga dai Signori della guerra. Abbandonati al loro destino dalla giunta di centrosinistra. Da tempo, hanno segnalato la loro situazione al sindaco Flavio Zanonato e al prefetto Ennio Mario Sodano. Con loro, circa 200 padovani fra cui spiccano le firme del magistrato Giovanni Palombarini e del filosofo Umberto Curi. Niente da fare, almeno finora. Abdullah Ibrahim Abdirahaman, Beshir Othman, Salad Ibrahim, Mahamed Ahmed, Jimaale Maalin Mohamed, Mandi Ibrahim e Hassan Mohamed Ibrahim (tutti tra i ventiquattro e i quarantadue anni) sono ospiti di Razzismo Stop perché nessuna istituzione padovana vuole risolvere il loro caso.
«È un gruppo di rifugiati politici che ha ottenuto il riconoscimento dello status e il regolare permesso di soggiorno. Intorno al loro caso si è creata una vasta rete di solidarietà composta da associazioni e singoli cittadini. La loro situazione è nota agli uffici competenti, ma riteniamo che un incontro diretto rappresenti un segnale importante per iniziare un percorso condiviso che porti alla soluzione della vicenda», si legge nella lettera spedita a municipio e prefettura. In buona sostanza, ai sette somali basterebbe ottenere la ratifica formale della residenza in Italia. Indietro, ovviamente, non possono tornare. E per effetto della convenzione Dublino 2 non possono nemmeno più muoversi. Oltretutto, la vita quotidiana a Padova dipende esclusivamente dalla generosità di chi li nutre, lava loro la biancheria o fa lezione. Una «rete» indispensabile per sopravvivere, alla burocrazia come alle truffe sempre in agguato. Nel 2008, lasciati alla deriva di fronte alla costa siciliana, erano in una ventina. In fuga dalla guerra civile della Somalia attraverso l’Uganda o il Sudan. Hanno dovuto fare i conti con i gironi infernali dei campi libici. Prima di iniziare la trafila da richiedenti asilo. In primavera, sono arrivati a Padova dove gli sono stati sfilati 100 euro a testa in cambio di uno stanzone in uno stabile di periferia. Peccato che la casa appartenesse ad altri. Risultato: tutti di nuovo per strada. È Razzismo Stop che li ha sistemati nei locali della parrocchia di San Carlo, dove almeno hanno trovato una fila di brandine. Poi quei rifugiati sono diventati un caso aperto, tanto da testimoniare la loro odissea al liceo Tito Livio, all’istituto Scalcerle e al corso di diritti umani presso la facoltà di Scienze politiche. Finché è diventato inevitabile il trasloco in via Gradenigo, dove l’associazione – già convenzionata con il comune – può garantire l’ospitalità, in attesa di una sistemazione definitiva. E qui si è arenato tutto, come spiega bene Marzio Sturaro, 60 anni, insegnante in pensione e volontario a tempo pieno: «Razzismo Stop si è fatta pieno carico di questi rifugiati. Non chiediamo soldi, ma il riconoscimento della nostra attività quotidiana. Per questo, stiamo sollecitando un incontro con il sindaco. Fino a ora, non è successo nulla. Ci siamo anche rivolti all’Ufficio immigrazione e qualcuno è stato inserito nel sistema dell’assistenza sociale. Ma adesso bisogna risolvere il problema dei rifugiati che sono rimasti in via Gradenigo». Paradossalmente, Flavio Zanonato (in veste di vicepresidente dell’Anci e delegato all’immigrazione) ha recentemente elogiato – con tanto di lancio Ansa – il ruolo dei piccoli e medi comuni italiani. Commentando il Rapporto annuale 2009-2010 sul Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati scandiva: «Con la nostra attività viene applicato l’articolo 10 della Costituzione, e in ragione di ciò va rafforzata la via italiana all’integrazione che deve essere costruita a partire dalla valorizzazione delle comunità locali, nel rispetto del principio di sussidiarietà». È lo stesso sindaco che non ha tempo per i sette somali di Padova. O forse non vuole sedere allo stesso tavolo con chi non è perfettamente in sintonia con il suo modello di amministrazione. Razzismo Stop però ha deciso di non mollare. E incassa inattese partecipazioni a questa storia: cene di sostegno, inviti alle sagre di paese, prestazioni gratuite da parte di medici e avvocati. C’è Martina Morini, «la ragazza del bucato», che ha scelto di documentare con il video Qui non si vive né si muore la vita quotidiana in via Gradenigo. «È una storia emblematica. Da tutti i punti di vista. Ma anche la dimostrazione pratica di come il circuito virtuoso della Padova solidale abbia preso a cuore la condizione dei rifugiati politici. Per risolvere il caso basterebbe davvero poco: convincersi che l’anagrafe somala non esiste materialmente più e concedere d’ufficio la residenza. Non è un atto così impossibile» evidenzia Luca Bertolino, 36 anni, tra i fondatori di Razzismo Stop.
Intanto, i somali si arrangiano come possono. Fanno qualche lavoretto, dormono nello stesso stanzone che di giorno diventa «sportello» di assistenza ai migranti. Ogni due mesi l’ambasciata della Nigeria utilizza la sede come ufficio per smaltire le pratiche, e così i locali si affollano di oltre quattrocento persone. Del resto, via Gradenigo è anche la sede della squadra di cricket dello Sri Lanka, ha il punto internet ad accesso libero e offre l’uso della cucina. È qui che ha recitato Moni Ovadia, mentre gli studenti fanno stage qualificati e sei universitari sono impegnati nel tirocinio allo sportello. C’è anche una coppia di rom che dorme al piano terra: abitava in una casa occupata ma è stata cacciata.
Nicola Grigion, 33 anni, che cura il sito www.meltingpot.org, ricorda: «Una volta si poteva ottenere la residenza perfino in una roulotte. Oggi con il pacchetto sicurezza di Maroni è cambiato tutto: ci sono standard precisi e i comuni possono controllare. Il risultato è che alle tante difficoltà materiali si sono aggiunte anche le angherie burocratiche. Tutti sanno dove vivono i rifugiati somali, eppure non si riesce a ottenere la residenza che serve per avere il medico di base e molto altro ancora».
Salad vorrebbe sposarsi con una ragazza conosciuta in Svezia, dove stava più che bene prima di venir «respinto» in Italia. Ma per pronunciare il «sì» è assolutamente indispensabile il certificato di stato libero fornito dalla Somalia, che però dal 2007 è stata ridotta a poco più di un’espressione geografica dalle «pacificazioni» attuate da Corti islamiche, truppe etiopi ed esercito Usa. Un altro paio di rifugiati vorrebbe chiedere il ricongiungimento con la moglie ammalata e la madre. In queste condizioni diventa un delirio burocratico, aggravato dai circuiti internazionali delle diplomazie senza tempo.
Il solito enorme albero di Natale svetta di fronte al municipio, tradizione utile a incentivare lo shopping in centro storico. Dalla balaustra di palazzo Moroni giganteggia l’impegno per la libertà di Sakineh, simbolo dei diritti umani che stanno a cuore alla consigliera delegata Milvia Boselli del Pd. È così difficile regalare sette carte d’identità ai rifugiati politici di Padova?

Fonte: Sebastiano Canetta, Ernesto Milanesi – il manifesto Venerdì 07 Gennaio
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