Archivio | novembre, 2010

Brescia – Dopo lo sgombero azioni e presidi di solidarietà in moltissime città italiane

9 Nov

A Padova attivisti sulla gru. Siamo tutti sulla gru!!!! Noi non abbiamo paura
Uno striscione campeggia sopra la gru della Prefettura di Padova, sotto il presidio degli attivisti dell’Associazione Razzismo Stop e del Centro Sociale Pedro. Cominciano così le iniziative di solidarietà con i migranti di Brescia che si stanno moltiplicando a decine in moltissime città italiane.

Cariche, feriti, arresti, è il risultato dell’operazione di Polizia condotta questa mattina su indicazione del Ministero dell’Interno a Brescia, contro il presidio di supporto ai 6 migranti che ancora occupano la gru per chiedere la dignità di un permesso di soggiorno negatogli dopo una sanatoria, quella del 2009, che si è rivelata una trappola per molti ed una grossa occasione per affaristi e faccendieri.

Ma quella di Brescia, è soprattutto la risposta violenta ad un corteo, quello di sabato 6 novembre che aveva saputo raccogliere oltre diecimila persone intorno ai sei “occupanti”, tutt’altro che isolati.

Da giorni era evidente la volontà della Giunta, del Questore e del Prefetto, di intervenire contro il presidio. La gru, quell’ immagine di disperazione ma insieme anche di determinazione, aveva fatto troppe vole parlare di sé. Un tam tam che si era irradiato in tutta Italia scatenando la solidarietà di molti ed attraendo l’attenzione di “troppi”, secondo le autorità.

Il nodo scoperto della clandestinità è emerso ancora una volta e forse nella sua forma più bizzarra e imbarazzante.
Non una barca in approdo sulle nostre coste (anche se si tratterebbe di richiedenti asilo e non di clandestini per la verità), non uno di quegli episodi di cronaca dove la chiave di lettura dell’irregolarità prende il sopravvento su qualsiasi valutazione di buon senso, ma invece ingrandendo la lente sulla truffa della sanatoria 2009, che regolarizzando solamente colf e badanti ha costretto a “far carte false” migliaia di persone. Così in molti si sono finti badanti, per altri, il destino è stato l’esborso di migliaia di euro nella speranza di ottenere un titolo di soggiorno, per altri ancora la beffa è stata se vogliamo ancor più paradossale. Impiegati veramente come colf o badanti, dopo aver sborsato il forfet di 500 euro per i contributi, hanno scoperto che il Ministero cambiava le regole del gioco a partita in corso. “Con un foglio di via ci si può regolarizzare” – dice la famosa circolare manganelli – “ma se per sfortuna sei stato controllato due volte, allora sei troppo pericoloso”.
L’operazione sanatoria, ricordiamolo, ha fruttato allo stato 150.000.000 euro.

Intanto, dopo lo sgombero del presidio, in diverse città si stanno raccolgiendo migranti ed attivisti per azioni e presidi contro la violenza di Brescia.

– A Bologna, lunedì 8, in Piazza Nettuno dalle ore 18.00
– A Padova, lunedì 8, in Piazza Antenore, dalle ore 17.00
– A Reggio Emilia, lunedì 8, in Piazza Prampolini, alle ore 18.00
– A Trento, lunedì 8, sotto il Commissariato del Governo, dalle ore 18.00
– A Milano, lunedì 8, sotto la Torre di via Imbonati, dalle ore 17.30
– A Bergamo, martedì 9, dalle ore 19.00
– A Venezia, martedì 9, sul Ponte di Calatrava, dalle ore 17.00

Brescia – 30 arresti e cariche durante lo sgombero del presidio permanente sotto la gru

Brescia – Enorme la manifestazione “Siamo tutti sulla gru”

7 Nov

Si è riempito, ingrossandosi con il passare del tempo, il corteo convocato a Brescia in solidarietà con i migranti che da giorni sono saliti su una gru nel piazzale Cesare Battisti.
La manifestazione convocata contro la violenza della polizia, contro la sanatoria truffa del 2009, contro clandestinita’ e sfruttamento, in solidarieta’ con la lotta di Arun, Jimi, Rachid, Singh e Sajad e Pepe, e per il permesso di soggiorno e la regolarizzazione di tutte e tutti, ha visto una grandissima partecipazione.
A sfilare per le vie di Brescia cittadini migranti ed anche italiani, delegazioni che sono arrivate da Milano, dal Veneto, dall’Emilia Romagna, da Roma e da molti altri posti.
Il corteo dopo aver sfilato per le strade del centro è arrivato sotto la gru, da cui i migranti hanno lanciato fiori per ringraziare chi li sta appoggiando.
Dopo questo primo passaggio la manifestazione è continuata per concludersi di nuovo sotto la stessa gru che oggi è il simbolo della protesta.

La manifestazione di Brescia, si è stretta attorno ai migranti sulla gru, dicendo a gran voce che “Siamo tutti sulla gru” e dalla gru è stato calato un grande striscione con scritto “SANATORIA”.
Alla conclusione della manifestazione i sei dimostranti -un egiziano, un marocchino, due pakistani, un indiano e un senegalese- hanno continuato a ribadire l’intenzione di non mollare fino a quando non saranno accolte le loro richieste: in primis, l’apertura di un tavolo di confronto serio con Prefettura e Ministero dell’Interno, che porti a risposte positive sulla sanatoria – truffa.
Una grande manifestazione, un importante giornata che a partire dalla determinazione dei cittadini migranti parla dei diritti di tutti noi.

Protesta anche a Milano
Nove migranti sono saliti sulla torretta“Carlo Erba” di via Imbonati, angolo via Bovio, a Milano, per protestare anche loro contro la mancata regolarizzazione di coloro che si trovavano in Italia nel momento in cui il “Pacchetto Sicurezza” ha trasformato lo status di irregolare nel reato di clandestinità
“Chiediamo che venga concesso il permesso di soggiorno a tutti coloro che hanno partecipato alla sanatoria, che in quanto tale deve “sanare” tutte le irregolarità precedenti, compresa la posizione di chi ha il reato di “clandestinità”; che venga allungata la durata del permesso di soggiorno, visto che le questure ci impiegano dai 9 e più mesi ogni volta per rinnovarlo e che venga esteso a chi perde il lavoro e ne sta cercando un altro, tanto più in questi tempi di crisi”.
Da Brescia a Bologna
Al corteo ha partecipato una ampia delegazione dal Veneto e dall’Emilia Romagna.
In particolare la delegazione emiliana si appresta a partecipare con lo slogan “Uniti contro la crisi, per i diritti dei migranti, per i diritti per tutti” alla manifestazione regionale che si svolgere a Bologna il il 13 novembre “Agire contro il razzismo, per i diritti di tutti.

SEGNALAZIONI
* Cronache e corrispondenze da Radio Onda d’Urto
* Aggiornamenti dal sito Associazione Diritti per tutti Brescia
* Approfondimenti da Progetto Melting Pot Europa

Contro un’esistenza a punti, lettera aperta a insegnanti e scuole di italiano per migranti

3 Nov

Anche Razzismo Stop sottoscrive la lettera aperta della Rete delle Scuole di Italiano per Migranti di Bologna contro l’Accordo di Integrazione e la certificazione della competenza linguistica
Nei prossimi mesi sarà approvato il Regolamento attuativo per il rilascio del permesso di soggiorno a punti, mentre dal 9 dicembre 2010 sarà in vigore il decreto legislativo che prevede la certificazione della conoscenza della lingua italiana pari al livello europeo A2 ai fini dell’ottenimento del Permesso di soggiorno CE per soggiornanti di lungo periodo.
Si tratta di due disposizioni contenute nella legge 94/2009 che collegano il permesso di soggiorno ad una nuova sfera di doveri e condizioni, che andranno a complicare ulteriormente l’accesso al soggiorno regolare ed ai relativi diritti, con il risultato che chi non riuscirà ad adeguarsi agli standard linguistici e di comportamento fissati dall’Accordo di Integrazione sarà mantenuto nell’irregolarità.
Il tentativo dichiarato è quello di promuovere un’integrazione selettiva che mantenga nella precarietà i migranti, bloccando l’ascesa verso diritti e status giuridici definiti.

Contro questi provvedimenti pubblichiamo il documento della Rete delle Scuole di Italiano per Migranti di Bologna che rifiuta ogni strumentalizzazione della lingua italiana e della conoscenza, invitando tutti a sottoscriverlo.

Per approfondire:

Maroni – L’integrazione a punti. Non accontentiamoci delle briciole
La lingua non può fare la differenza di Nicola Grigion
Piano per l’integrazione nella sicurezza. Identità e Incontro di Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, Ministero dell’Interno, Ministero della Formazione e della Ricerca
Bozza di Regolamento per il rilascio del permesso di soggiorno a punti
Decreto interministeriale n.10A07303 per il testi di lingua italiano per il rilascio del Permesso Ce

Contro un’esistenza a punti
Lettera aperta a insegnanti e scuole di italiano per migranti

Firma on-line la lettera aperta
Oppure aderisci via mail scrivendo a info@retesim.it

E’ iniziato quest’estate l’iter per l’approvazione dell’Accordo di Integrazione previsto dal Pacchetto Sicurezza, che introduce un sistema di prove e crediti ai fini dell’ottenimento del permesso di soggiorno.
L’Accordo sperimenta un nuovo ed ulteriore vincolo al diritto di soggiorno dei migranti sul territorio italiano, subordinandolo al raggiungimento di competenze ed obiettivi in ogni ambito dell’esistenza, dalla conoscenza della lingua italiana al raggiungimento di standard abitativi, dalla conoscenza di non meglio chiarite “regole del vivere civile” fino all’iscrizione al servizio sanitario. Ogni atto compiuto dal cittadino straniero – da una semplice infrazione amministrativa all’ottenimento di un titolo di studio, passando per la stipula di un contratto d’affitto o un mutuo – sarà sottoposto a verifica e successivamente premiato o sanzionato attraverso un sistema di punti con cui verrà misurato il suo grado di integrazione e di conseguenza la sua possibilità di esercitare i propri diritti (che, per inciso, si mantengono sempre inferiori a quelli dei cittadini italiani).

Dalla lettura dello schema del decreto emerge la volontà di incentivare e favorire comportamenti virtuosi le cui condizioni sono nella realtà e nella quotidianità assolutamente utopiche, quando non espressamente ostacolate dalla normativa stessa.
Citiamo a titolo di esempio le enormi difficoltà che un migrante incontra nello stipulare un contratto di affitto (6 crediti) in un mercato immobiliare dove le discriminazioni etniche sono all’ordine del giorno.
Oppure quando è in possesso della sola ricevuta di richiesta del permesso o, ancora, di fronte ai costi esorbitanti degli affitti, che lo costringono a condividere un appartamento subaffittandolo ad altri.
Tutto ciò nel pieno di una crisi lavorativa che forza le famiglie alla morosità e le pone a rischio di sfratto.
Ad essere premiata è anche la scelta del medico di base (4 crediti), ignorando la condizione di marginalità, ghettizzazione e disinformazione in cui sono tenuti i lavoratori migranti. Si pensi solamente allo stato di isolamento ed abbandono dei lavoratori in nero nelle campagne del sud. La loro salute è di fatto affidata a ONG come Medici Senza Frontiere che normalmente garantiscono le cure mediche in contesti di guerra ed in paesi in via di sviluppo.
Ulteriori punti vengono poi attribuiti ai titoli di studio conseguiti in Italia, senza considerare che una larga parte dei migranti ha già una formazione qualificata, con diplomi e specializzazioni che il nostro sistema considera carta straccia. In più non si favorisce l’accesso all’istruzione superiore, che resta un lusso per chi non ha solide reti di appoggio familiari, dal momento che borse di studio ed altri incentivi sono insufficienti.

Tra le velleità, le astrattezze, le ipocrisie e le incoerenze che animano tutto il provvedimento non ci stupisce di trovare tra i requisiti per ottenere il permesso di soggiorno anche la competenza linguistica: il migrante ha due anni di tempo per raggiungere un livello di certificazione A2 ed ottenere così 20 crediti.
In caso di mancata certificazione il permesso di soggiorno è dapprima prorogato di un anno e poi revocato.
A partire da dicembre la stessa certificazione A2 sarà vincolante per l’ottenimento del permesso per soggiornanti di lungo periodo, un documento a tempo indeterminato che riconosce ai migranti maggiori diritti e welfare, liberandoli dall’incubo di ritornare all’irregolarità se perdono il lavoro.
È evidente che non contestiamo l’utilità dell’apprendimento della lingua italiana, ma siamo contrari ad un disegno che lo pone come requisito per l’accesso ai diritti.

Come insegnanti delle scuole di italiano auto-organizzate abbiamo sempre considerato la conoscenza della lingua uno strumento di autonomia e crescita personale, un mezzo indispensabile per interagire con il mondo circostante, per dar forma ai desideri e per esprimere la propria coscienza critica.
Abbiamo sempre preso le distanze da un modello di insegnamento che prevede la trasmissione unidirezionale di nozioni, convenzioni e concetti formali, che non tiene conto di quanto l’apprendimento sia un percorso lungo e accidentato, sottoposto ad infinite variabili – differenze di genere, relativi livelli di scolarizzazione ed enciclopedia pregressi, modalità e tempi di studio, condizioni quotidiane soggettive di vita e di lavoro – e che tratta l’alunno come un soggetto da educare mediante il trasferimento meccanico e acritico di conoscenze e valori da riattivare attraverso test di competenza ed esami di certificazione.
Invece è solo un processo di conoscenza reciproca e non unilaterale che aiuta a sconfiggere i sentimenti di diffidenza ed i pregiudizi agitati anche nelle linee guida previste dal Piano per l’Integrazione nella sicurezza stilato dal Governo, così come la paura che “le diverse tradizioni e culture di provenienza entrino in collisione con il nostro assetto valoriale”. Il timore che culture e tradizioni diverse possano collidere con, e avere il sopravvento su una presunta “cultura italiana” è la cifra che da anni caratterizza il dibattito politico ufficiale in materia di immigrazione. Noi non condividiamo questo timore, perché interpretiamo il confronto quotidiano con culture e tradizioni diverse come stimolo e necessità per costruire insieme la società di oggi e di domani e perché crediamo che a interagire siano sempre persone, la cui soggettività non è riducibile a totalizzanti categorie sovraindividuali di cui esse sarebbero rappresentanti o esponenti.

Trasformare quindi l’apprendimento dell’italiano in un vincolo propedeutico ai diritti delle persone – oggi tutti ancorati al permesso di soggiorno – da un lato sconvolge l’idea da noi praticata di conoscenza della lingua e dall’altro crea un odioso legame di causalità con il reato di clandestinità, che riteniamo illegittimo e a cui ci opponiamo aprendo le nostre scuole anche a chi non ha il permesso di soggiorno. Stabilire una soglia universale di conoscenza della lingua al di sotto della quale gli individui restano o tornano “clandestini” strumentalizza pericolosamente il processo di acquisizione della lingua, stravolge e nega in partenza ogni ipotesi di integrazione e crescita individuale e collettiva.

Per tutto questo riteniamo che il modello proposto con l’Accordo di Integrazione sia fallimentare. E non solo nel porsi come incentivo all’apprendimento della lingua italiana, ma anche laddove si pone come dispositivo per divulgare la “cultura civica e della conoscenza della vita civile in Italia” (da 6 a 12 crediti).

Di fatto, con l’Accordo di Integrazione, lo Stato si deresponsabilizza rispetto ai suoi doveri di assicurare le condizioni indispensabili affinché tutti i migranti possano raggiungere standard soddisfacenti di qualità della vita, sostituendo la propria funzione di agente di promozione dei percorsi di integrazione con quella di soggetto di sanzionamento disciplinare. Basta pensare alla costante riduzione, verso l’azzeramento, di ogni risorsa utile all’alfabetizzazione ed alla mediazione linguistica e culturale nelle scuole di ogni ordine e grado (vedi riforma Gelmini), nei Centri Territoriali Permanenti e negli enti locali, alla mancanza di un coerente programma di formazione rivolto agli operatori delle amministrazioni pubbliche, in primis Questura e Prefettura, sulle problematiche migratorie, su doveri, diritti e procedure formali su cui troppo spesso si riscontra una scarsa conoscenza da parte dei soggetti “competenti” e una difformità di giudizio a seconda della città in cui ci si trova.

È difficile sintetizzare le tante considerazioni scaturite dalla lettura dell’Accordo di Integrazione e dal “Piano per l’integrazione nella sicurezza. Identità e Incontro” stilato dal Governo. Identità, cultura, integrazione, legalità, sicurezza sono temi troppo importanti e delicati per essere strumentalizzati al fine di ottenere consenso su politiche razziste e repressive nei confronti dei migranti e per celarne i tragici effetti in termini umani, sociali e di violazione dei diritti.
Per questo motivo invitiamo associazioni, insegnanti, operatori ed educatori a partecipare ad un confronto aperto su questo provvedimento, che forse non costringerà necessariamente le scuole a cambiare la loro funzione ed organizzazione ma modificherà comunque il rapporto dei migranti con la conoscenza e con tutti gli “operatori del sapere” sul territorio, a partire dalle scuole pubbliche fino alle scuole di italiano per migranti delle associazioni. Rigettiamo ogni ipotesi di trasformazione dei centri del sapere, dell’incontro e della condivisione in centri per il controllo e l’accertamento di competenze funzionali al mantenimento di diritti raggiunti attraverso sacrifici e pagando prezzi altissimi.

Invitiamo a sottoscrivere questa lettera aperta che vuole avviare un dibattito sui principi, le conseguenze, le modalità di applicazione dell’Accordo di Integrazione e siamo disponibili ad organizzare un incontro di discussione tra tutti gli interessati.

Rete Scuole di Italiano per Migranti di Bologna
(Aprimondo-Centro Poggeschi, Associazione Ya Basta! Bologna, Scuola SIM XM24, Famiglie Insieme, Scuola By Piedi-Chiesa Evangelica Metodista, Scuola Alfabeti Colorati)
http://www.retesim.it

Dall’Emilia Romagna e dal Veneto: sabato tutti a Brescia

3 Nov

Dall’Emilia Romagna e dal Veneto: sabato tutti a Brescia
da alcune realtà della Regione Emilia Romagna e Veneto
Abbiamo la forza? Si!

Quanto sta accadendo a Brescia pone finalmente in maniera forte e chiara una domanda di uguaglianza e di visibilità per le persone che stanno partecipando alla costruzione e alla ricchezza di questo Paese, che vengono sfruttati nei cantieri edili, negli alberghi, nelle industrie, nell’agricoltura e sono stati truffati dalla sanatoria del settembre 2009.

La giornata del 30 ottobre 2010 indica una strada, quella della ribellione e produzione del comune contro chi cerca di controllare con la violenza del comando, del razzismo, della disuguaglianza sociale e della guerra fra poveri questa crisi economica. La giornata del 30 ottobre a Brescia ci dice che possiamo provare a cambiare questa condizione di invisibilità e schiavitù per guadagnare la parità di diritti sociali e civili proprio partendo dalla devastazione che la crisi sta producendo e che colpisce tante soggettività.

Siamo vicini e ci sentiamo uniti ai fratelli e alle sorelle che a Brescia stanno manifestando la loro, che è anche nostra, contrarietà a questa regolarizzazione/truffa, a questa legge sull’immigrazione, strumenti di disciplinamento della mobilità dei corpi e delle migrazioni, funzionali solo a mantenere l’irregolarità permanete dei nuovi schiavi, a far crescere la criminalità organizzata e a valorizzare il razzismo come elemento “etico” e strutturale del nostro paese. Per queste ragioni saremo a Brescia sabato 6 novembre e a Bologna sabato 13 novembre per partecipare alla manifestazione regionale “Agire contro il razzismo per i diritti di tutti”.

Sabato 6 novembre, TUTTI A BRESCIA
Sabato 13 novembre, TUTTI A BOLOGNA

SIAMO TUTTI SU QUELLA GRU! Siamo con voi, uniti contro la crisi!

Regolarizzazione permanente x tutti e tutte!

Ass. Città migrante – Reggio Emilia
Riminesi globali contro il razzismo – Rimini
Ass. Ya Basta! – Bologna
Ass. Razzismo Stop – Padova
Ass. Difesa Lavoratori – Padova
Ass. Difesa Lavoratori – Treviso
Ass. Difesa Lavoratori – Verona
Cittadinanza Globale – Verona
Rete tutti i diritti umani per tutti – Venezia

Vedi lo speciale di Melting Pot su Brescia