Archivio | ottobre, 2010

Respingiamo la riforma, non i migranti nei nostri mari

14 Ott

Il Ministro oggi a Padova ha assicurato per i prossimi mesi la costruzione di un nuovo CIE in Veneto. In molti questa mattina abbiamo detto: “NO GRAZIE”.

Qui c’è bisogno di accoglienza come dimostra la presenza di molti rifugiati somali, ancora ospitati dall’Associazione Razzismo Stop perché privi di un posto in cui stare.

Il Ministro Maroni è arrivato a Padova per promuovere l’ipotesi di costruzione di un nuovo CIE in questa Regione e per confermare la “strategia della sicurezza contro l’immigrazione” che, come dimostrano gli omicidi delle scorse settimanea Padova, ha fallito. In tanti questa mattina, insieme agli studenti, ai ricercatori ed ai dottorandi dell’Università, lo abbiamo contestato.

Perchè i CIE sono luoghi in cui ogni barbarità è lecita.Si tratta di denaro speso per costruire prigioni etniche per chi ha la sola colpa di non possedere un permesso di soggiorno, che si aggiunge a quello già speso per finanziare guerre che hanno il solo risultato di produrre morti e fughe di persone, o per riempire le tasche del dittatore Gheddafi per respingere esseri umani in fuga. Intanto però i tagli del Governo stanno mettendo in ginocchio il mondo della formazione, attraverso un riforma che produrrà un paese più povero, meno libero, più becero, e che doveva cominciare oggi l’iter parlamentare.

E non è un caso che proprio in questo momento di brutalità ed imbarbarimento verso gli esseri umani di ogni provenienza, siano proprio l’Università, la scuola,il mondo della formazione a pagare Il prezzo imposto da questa idea povera disocietà che ci viene proposta.E’ una questione di democrazia, E’ una questione che riguarda il presente che viviamo ed il futuro che andiamo costruendoci. Per una società più libera per tutti, nella scuola e nella società, per i migranti e per noi tutti. Il Ministro è avvisato.

Il CIE non lo vogliamo. Né a Rovigo, né a Padova né altrove!

Al Ministro Maroni diciamo oggi:
RESPINGIAMO QUESTA RIFORMA NON I MIGRANTI

ASSOCIAZIONE RAZZISMO STOP

Scuola di italiano per migranti. Si ricomincia il 18 ottobre.

7 Ott

Da ormai 15 anni l’Associazione Razzismo Stop promuove una scuola di italiano aperta a tutti, con o senza il permesso di soggiorno perchè la lingua è uno straordinario strumento di crescita e l’apprendimento una straordinaria occasione di arricchimento.
Da quest’anno il Governo ha deciso di istituire l’obbligo del test di lingua italiana per il rinnovo del permesso di soggiono e per il rilascio della carta di soggiorno, trasformando la lingua in strumento di discriminazione.

NOI NON CI STIAMO

Da lunedì 18 ottobre, presso la sede di Razzismo Stop in Via Gradenigo 8 a Padova, ricominciano i corsi della scuola d’italiano per migranti.

Le lezioni si terrano tutti i lunedì e giovedì, dalle 19 alle 21
Classes will be held Monday and Thursday from 7 to 9 pm
Les cours auront lieu les Lundi et Jeudi de la 19 à la 21 heur

Info:
e-mail – rspadova@libero.it
tel – 049 775372

Verso la manifestazione nazionale del 16 ottobre – Uniti contro la crisi

7 Ott

Incontro pubblico @ C.S.O.PEDRO, ORE 21.00 mercoledì 13 ottobre

La crisi che il mondo sta attraversando è “strutturale”, riguarda cioè l’intero sistema capitalistico ed è il prodotto di tante “crisi”: da quella dei dispositivi economici che hanno nella finanza il loro epicentro, alla precarizzazione di massa e alla redistribuzione della ricchezza dal lavoro alla rendita e al profitto, quella ecologica, che pone sempre più drammaticamente il problema degli effetti sulla nostra vita della devastazione ambientale irreversibile, alla crisi alimentare per tanta parte del pianeta, fino alla crisi energetica e di accesso ai beni comuni come l’acqua.
La crisi attraversa stravolge tutte le sfere innanzitutto quella della democrazia e della libertà, conseguenza più diretta è una ridefinizione continua dei valori e l’etica che stanno alla base di ogni ipotesi di società in cui prevalgono individualismo ed egoismo. Ma che cosa significa “crisi”? Per noi, se le condizioni che ci hanno portato a questa situazione continuassero ad essere riprodotte, come è sotto gli occhi di tutti, risulta evidente che essa segnala l’impossibilità di pensare ad un mondo più giusto, possibile e vivibile per tutti. Infatti la crisi si muove, acuisce e aumenta i suoi effetti, non è un fenomeno statico, quindi la crisi è sempre il momento delle decisioni.
Con lo spirito di Genova 2001, dobbiamo essere in grado di costruire uno spazio comune in cui le tante diversità che compongono un’unica moltitudine messa al lavoro, si ricompongano attorno a paradigmi nuovi e obiettivi concreti: difendere la dignità delle persone al di là dell’organizzazione del lavoro in cui esse vengono impiegate, siano essi operai delle fabbriche, lavoratori autonomi di seconda generazione,migranti e rivendicare il diritto al reddito e agli aumenti salariali come strumento universale per redistribuire la ricchezza prodotta da tutti e oggi trattenuta nelle mani di pochi; progettare nuovi modi di produrre che assumano la complessità posta dalla crisi climatica ed energetica come nuova condizione della nostra vita e del nostro pianeta;batterci contro la guerra permanente contri i civili che produce il massacro globale riscrivendo il mondo come luogo senza diritti uguali per tutti.
Uniti contro la crisi, essendo la crisi che viviamo frutto delle scelte di chi comanda e anche allo stesso tempo la condizione comune da cui tutti partiamo per costruire qualcosa di diverso, migliore.

Mercoledì 13 Ottobre – Incontro pubblico, verso la manifestazione del 16 ottobre
presso: C.S.O.Pedro Ore 21.00 via ticino, 5 – Padova
Introduce: Max Gallob
Partecipano:
Gianni Rinaldini FIOM
Guido Viale Economista
Luca Casarini Global Project
Gianni Boetto ADL – Cobas
L’evento sarà visibile in diretta webstreaming sul sito di globalproject.info

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Info partenza dal Veneto per per Roma in pullman.
Sabato mattina presto sottoscrizione 10 €
Per informazioni e prenotazioni per la manifestazione http://www.sherwood.it
Padova
C.S.O. Pedro Via Ticino, Padova – info@csopedro.it – 345.5595904
Associazione Ya Basta! V.lo Pontecorvo 1, Padova – 340.3508437
ADL-Cobas Via Cavallotti, 2 Padova – 049.692171
Mestre
Centro Sociale Rivolta, piazzale Carlo Giuliani Mestre
Treviso
ADL-Cobas, Vicolo Marco Polo Treviso – 0422.403535
Venezia
Sale Docks, Magazzini del Sale Punta della Salute –
Verona
Metropolis, Via Nicola Mazza 63/a – 3474137271
Vicenza
Coordinamento studenti/Bocciodromo tel 3491858949
Presidio No Dal Molin
Belluno
Blitz, Via Mezza Terra 56 tel. 3381672562

Uniti contro la crisi

7 Ott

Di seguito l’appello, firmato da 25 tra attivisti di movimento, del mondo associativo e della Fiom, che lancia una maniera altra di intendere le prossime manifestazioni, da Bruxelles a Roma, che hanno come tema centrale l’opposizione alle politiche governative e, nel caso italiano, confindustriali, che vengono imposte con la scusa della crisi. Come Global Project, ci mettiamo a disposizione per alimentare il percorso proposto dai firmatari, perchè ci sembra l’unico possibile per tentare di “rovesciare” la situazione e farla diventare un’occasione per un grande rilancio in questo paese e in Europa, di movimenti che rendano visibile e praticabile il “dualismo” di un’alternativa possibile, che si contrapponga allo stato di cose presenti.

La crisi che il mondo sta attraversando è “strutturale”, riguarda cioè l’intero sistema capitalistico ed è il prodotto di tante “crisi”: da quella dei dispositivi economici che hanno nella finanza il loro epicentro, alla precarizzazione di massa e alla redistribuzione della ricchezza dal lavoro alla rendita e al profitto, quella ecologica, che pone sempre più drammaticamente il problema degli effetti sulla nostra vita della devastazione ambientale irreversibile, alla crisi alimentare per tanta parte del pianeta, fino alla crisi energetica e di accesso ai beni comuni come l’acqua.
La crisi attraversa stravolge tutte le sfere innanzitutto quella della democrazia e della libertà, conseguenza più diretta è una ridefinizione continua dei valori e l’etica che stanno alla base di ogni ipotesi di società in cui prevalgono individualismo ed egoismo. Ma che cosa significa “crisi”? Per noi, se le condizioni che ci hanno portato a questa situazione continuassero ad essere riprodotte, come è sotto gli occhi di tutti, risulta evidente che essa segnala l’impossibilità di pensare ad un mondo più giusto, possibile e vivibile per tutti. Infatti la crisi si muove, acuisce e aumenta i suoi effetti, non è un fenomeno statico, quindi la crisi è sempre il momento delle decisioni.
Per gli apologeti del mercato e del capitalismo, si presenta la possibilità di cancellare qualsiasi tipo di ostacolo sociale all’arricchimento di pochi a scapito della miseria di molti. Come dimostrano le crisi finanziarie, è grazie ad esse, e alle politiche messe in atto dai governi per affrontarle, che il sistema che garantisce enormi quantità di potere e di denaro a banchieri e speculatori, non solo non viene messo in discussione nei suoi elementi fondamentali, ma viceversa aumenta rendita finanziaria, profitti e divario sociale. E’ parte di questo processo globale che tutto riconduce ad una dimensione di merce la progressiva instabilità dell’approvigionamento da petrolio e carbone che può diventare il preteso per un generalizzato ritorno al nucleare e alle guerre come ridefinizione degli assetti internazionali. La natura stessa del capitale e del lavoro, che nel loro rapporto conflittuale definiscono la realtà che viviamo, è stata modificata nel tempo dalle crisi e dai tentativi di uscirne: da un sistema impostato sul profitto si è passati ad un nuovo intreccio tra rendita e profitto. Dal tentativo di ridurre il lavoro da specifica attività umana alla condizione di merce tra le merci, alla vita intera messa al lavoro. La crisi dunque, assume significati ed utilizzi diversi a seconda di chi la affronta e di come si affronta. Quando si dice che “Marchionne fa la lotta di classe”, si afferma esattamente questo: la crisi diventa per la direzione della Fiat l’opportunità di rafforzare il proprio potere, annullando l’altra composta da chi è costretto a lavorare dentro una fabbrica per vivere con un salario che è 400 volte inferiore a chi dirige. Gli effetti della crisi, quelli che sentiamo sulla pelle da Pomigliano a Melfi, dalle basi petrolifere nel Golfo del Messico alle scuole e alle università senza finanziamenti, dallo smantellamento del welfare alla privatizzazione dell’acqua, sono in realtà il prodotto preciso dell’utilizzo che di essa viene fatto da una parte, quella di chi è ai vertici, delle aziende, dei governi, delle istituzioni europee, delle banche su base locale e globale. La precarietà a cui siamo tutti sottoposti, noi e il pianeta, è il prezzo da pagare alla loro idea di società. In questo quadro è urgente trovare il nostro modo di “utilizzare” la crisi, di immaginare delle vie d’uscita che per essere efficaci, devono non solo permetterci di resistere ma anche di immaginare un’altra società, un altro modello di sviluppo e di consumo, un altro modo di vivere incentrato su valori e diritti capaci di essere rinnovati invece che cancellati. Pochi mesi ci separano dai dieci anni da Genova 2001. Lo “spirito di Genova”, quello che ci ha fatto stare insieme allora, tanti e diversi, per “un altro mondo possibile”, ritorna oggi ad essere indispensabile. Se ci affidassimo solo ai “conflitti” che la crisi oggettivamente provoca, potremmo avere brutte sorprese, anche tragiche: non è detto che essi non diventino guerre fra poveri, razzismo, xenofobia, individualismo. Se non ci ponessimo il problema di “ricomporre” le tante resistenze che nascono dai processi ristrutturativi in atto nella scuola, nell’università e per l’intero ciclo della formazione, nel lavoro di fabbrica e nelle nuove forme del lavoro autonomo, interinale, a chiamata, consegneremmo all’oblio o peggio alla sconfitta ognuna di queste. Allo stesso modo se non comprendiamo che la lotta contro la privatizzazione dell’acqua e per i beni comuni ci parla direttamente di un’idea di società, ivi compresa la produzione, non si riuscirà mai a cogliere la profondità di ciò che è in atto, e che appunto non è “scomponibile” in settori. Come a Genova, dobbiamo essere in grado, e questa è la sfida, di creare un piano comune finalizzato alla piena e buona occupazione, alla validazione democratica delle piattaforme dei contratti per tutte le lavoratrici e i lavoratori, a un reddito di cittadinanza e formativo, l’ecologia non diventi una teoria astratta ma serva a progettare un nuovo modo di produrre e vivere, che il lavoro non venga inteso come un generico “valore” ma si riempia di concretezza, affrontando di volta in volta le sue condizioni e i suoi esiti sulla vita di chi lo compie e dell’ambiente sociale e naturale che lo circonda. Così come i diritti delle donne, degli uomini e dei bambini migranti non possono essere relegati a “questione umanitaria”, poiché la loro cancellazione modifica il concetto stesso di democrazia in cui viviamo. Ricomporre non significa, dunque, fare la sommatoria. Vuol dire invece produrre nuovi paradigmi attorno ai quali creare un immaginario che descriva la nostra idea di società, contrapposta a quella delle classi dominanti. Solo la forza di questo processo di movimento e in movimento, può rende forti e possibili tutte le battaglie che abbiamo di fronte.
Su questi presupposti noi ci sentiamo, al di là di ogni singola appartenenza, di lanciare un appello a tutti perché le prossime importanti mobilitazioni, da quella a Bruxelles il 29 settembre fino alla manifestazione nazionale a Roma indetta dalla Fiom il 16 ottobre, possano essere già una prima, fondamentale, occasione. Proponiamo di lanciare una campagna di mobilitazione che parta dalla presenza a Bruxelles e arrivi fino alla partecipazione collettiva alla manifestazione del 16 ottobre a Roma, considerando quest’ultima come uno spazio in cui diverse forme di aggregazione e lotta e anche singoli individui, dagli studenti ai migranti, dai ricercatori agli ambientalisti, da chi lotta per il diritto alla casa e contro le speculazioni fondiarie a chi si batte contro la crisi climatica, a coloro che vivono lo sfruttamento delle vecchie e nuove forme del lavoro, ai comitati a difesa dei beni comuni fino alle realtà che si mobilitano a difesa dei diritti umani e contro la guerra, possano trovare forza e visibilità uniti. Uniti contro la crisi, essendo la crisi che viviamo frutto delle scelte di chi comanda e anche allo stesso tempo la condizione comune da cui tutti partiamo per costruire qualcosa di diverso, migliore. Inoltre crediamo importante darci un nuovo appuntamento, dopo la manifestazione di Roma, per condividere il cammino futuro.

Peppe Allegri, Andrea Alzetta, Francesco Brancaccio, Luca Casarini, Daniele Codeluppi, Paolo Cognini, Giorgio Cremaschi, Giuseppe De Marzo, Gianmarco de Pieri, Alex Foti, Claudio Franchi, Don Andrea Gallo, Max Gallob, Maurizio Gubiotti, Giulio Marcon, Vilma Mazza, Antonio Musella, Fabrizio Nizi, Francesco Raparelli, Claudio Riccio, Gianni Rinaldini, Tito Russo, Massimo Serafini, Luca Tornatore, Guido Viale

Ulteriori adesioni:
Massimo Raffaeli (filologo e critico letterario), Roberto Grienti, Melania del Santo, Alessandro Bragaglia, Joseph Halevi, Manuele Morbidin,
Luciano Rossi, Radio Ciroma 105.700 fm – Cosenza, Biagio Quattrocchi ( Laboratorio sulle trasformazioni del lavoro del Crs) , Elisa Migliaccio Pisa, Alberto Campailla, Francesca Fabbri (Direttivo Filcams Genova),
L@p Laboratorio per l’autorganizzazione popolare Benevento,
Mirko Roglia, Giovanni Mottura, Gabriele Mainetti,
Federico Oliveri (ricercatore precario), Sandra Cangemi (giornalista),
Giona Mottura, Riccardo Orioles, Mino Massimei (Presidente del circolo Arci Artena), La Comunità in Resistenza di Empoli , Daniele Leardini, Sandro Mezzadra, (Università di Bologna),
Giuseppe Morrone (giornalista de L’Unità Emilia Romagna)