Archivio | luglio, 2010

Welcome – Fermiamo il massacro, fermiamo i respingimenti verso la Libia

6 Lug

Da giorni gli appelli dei 300 eritrei rinchiusi nella prigione
di Brak, in Libia, ed esposti ad ogni tipo di violenza e al rischio di
morte stanno raggiungendo l’Italia e cercando di risvegliare le nostre
coscienze. Le torture e le violazioni subite da queste persone
legittimamente in fuga da guerra e persecuzione non sono un caso
isolato. Che la Libia sia un paese non democratico e senza alcun
rispetto dei diritti fondamentali della persona umana è una realtà che
solo per convenienza e calcolo i governi europei fingono a volte di
dimenticare. Quelle torture, quelle violenze, ci raccontano però,
soprattutto, della disumanità e dei crimini contro la vita umana di cui
i governi italiani degli ultimi anni si sono macchiati delegando alla
terra di Gheddafi la gestione di migliaia di profughi, ovvero il potere
e l’arbitrio assoluto su migliaia di esseri umani inermi e titolari di
diritti fondamentali come quello di chiedere e ottenere asilo politico.
I respingimenti definiti con crudeltà e ipocrisia da Maroni come “una
grande vittoria contro l’immigrazione clandestina” sono solo l’ultimo
atto di una storia di complicità e ridefinizione di equilibri politici
ed economici che ha usato e continua ad usare il corpo vivo dei
migranti come moneta di scambio, la vita delle persone come una merce
qualunque. Tutto ciò è avvenuto e sta avvenendo ad opera del governo
italiano con un cinismo e una indifferenza degni dei periodi peggiori
del Novecento europeo. Con i respingimenti verso la Libia la classe
politica al potere in Italia  sta dichiarando a gran voce che la vita
umana non vale nulla, specie se si tratta di quella di persone
considerate ormai sotto-uomini. I richiedenti asilo come tutti gli
altri migranti sono stati stigmatizzati e criminalizzati da leggi come
quella sul reato di immigrazione clandestina e da decenni di razzismo
istituzionale che ha imbarbarito questo paese e i suoi cittadini.
Restare in silenzio mentre le donne, gli uomini e i bambini respinti
dall’Italia stanno morendo in Libia significa rendersi complici di
questa vergogna. Salvare le centianaia di persone che stanno morendo in
Libia anche a causa delle politiche migratorie italiane significa
lottare per i diritti e le libertà di tutti, per il diritto di ognuno
di noi di vivere in un paese decente.

Welcome! Indietro non si torna, dopo la giornata di mobilitazione del 20 giugno scorso ai porti dell’Adriatico, lancia un appello a una mobilitazione diffusa su tutto il territorio nazionale.


    Venerdi’ 9 luglio ore 18  presidio  sotto la Prefettura di Padova in piazza Antenore

Fermiamo il massacro, fermiamo i respingimenti verso la Libia!

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